Siccità in Veneto: “Dobbiamo gestire l’acqua in modo ottimale attraverso bacini e opere di invaso”

Emergenza siccità: il Veneto quest'anno sta rischiando una crisi idrica uguale se non peggiore rispetto a due anni fa

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Prima l’uragano di fine ottobre che ha devastato la montagna veneta, poi cinque mesi di siccità con il 54% in meno delle piogge attese e il 40% in meno di manto nevoso, ora di nuovo allerta per precipitazioni intense e pericolo frane di questi ultimi giorni. Il Veneto sta rischiando una crisi idrica uguale se non peggiore rispetto al 2017, anno della grande siccità.
La siccità è ormai normalitàspiega all’Adnkronos l’assessore regionale alla bonifica Giuseppe Pan con i cambiamenti climatici in atto l’assenza di precipitazioni si alterna con eventi estremi. Dobbiamo, quindi, gestire l’acqua in modo ottimale attraverso bacini e opere di invaso, per garantire la portata dei fiumi, l’irrigazione dei campi e la ricarica delle falde”. L’agricoltura assorbe il 56 per cento dei consumi idrici, dei quali solo il 30 per cento per irrigazione diretta alle colture: la quota restante va a beneficio dell’ambiente, della vivificazione di canali e scoli e, soprattutto, delle ricarica delle falde. E l’assessore veneto sottolinea: “Di fronte alle emergenze create dal cambiamento climatico in atto la Regione Veneto dallo scorso anno ha messo in campo – in collaborazione con gli 11 Consorzi di bonifica che gestiscono 25 mila chilometri di canali irrigui e 600 mila ettari di terreno – il più cospicuo investimento finanziario dell’ultimo decennio per ottimizzare la rete irrigua e contrastare il rischio siccità“.
In questi giorni – continua Pan – sono aperti (o stanno per aprire) 24 cantieri, dislocati nelle sei province del Veneto, Belluno esclusa), per realizzare opere per 161 milioni di euro: si tratta di interventi di ampliamento degli invasi, di ristrutturazione di condotte, di ammodernamento degli impianti irrigui, di ripristino della funzionalità delle derivazioni irrigue o di sostituzione di quelle contaminate o inefficienti, di realizzazione di barriere contro la risalita del cuneo salino“. “Grazie ai progetti esecutivi predisposti dai Consorzi di bonifica – sottolinea Pan – il Veneto è riuscito ad aggiudicarsi quasi metà dei finanziamenti del piano irriguo nazionale. Un risultato di grande rilevanza, al quale spero seguano in futuro nuovi e ulteriori finanziamenti necessari per dare continuità al piano strategico regionale di ottimizzazione della risorsa idrica a scopo civile, agricolo e ambientale”.
Dei 161 milioni 93 provengono dal Piano di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN) gestito dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e Turismo), 23,5 milioni del Piano Invasi (Ministero Ambiente e Ministero delle Infrastrutture e Trasporti); 45 milioni provenienti dal Fondo per le infrastrutture strategiche (gestito da Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero Economia e Finanza). Le aree oggetto degli interventi più consistenti del piano 2019 sono il bacino del Bacchiglione e del Brenta (che interessa le province di Padova e Vicenza) dove sono in via di realizzazione opere per 66,3 milioni, e la gronda lagunare veneziana, con cantieri per 33,9 milioni.
Seguono il Polesine, con 23,1 milioni di investimenti e il territorio trevigiano, con opere per 17,6 milioni. L’intervento unitario più consistente, che prenderà avvio il 12 aprile e richiederà oltre 20 milioni di spesa, è il rifacimento del rivestimento di 4,6 chilometri nel tratto veronese del canale LEB, che rappresenta la spina dorsale del sistema irriguo veneto. “L’intervento progettato e realizzato dal Consorzio di bonifica Lessinio Euganeo Berico – spiega Pan – dà continuità al rifacimento dei 17 chilometri di letto pensile del canale e servirà a dimezzare le perdite della condotta che mette in comunicazione Adige e Bacchiglione attraversando un centinaio di comuni tra Verona, Vicenza, Padova e Venezia e porta acqua ‘pulita’ alla pianura basso-veneta vivificando i corsi d’acqua del Fratta, Guà-Frassine, Bisatto e Bacchiglione”.
I 24 cantieri rappresentano solo l’avvio del piano strategico complessivo per strutturare dal punto vista irriguo il territorio veneto – osserva l’assessore – Il fabbisogno complessivo per completare l’infrastrutturazione irrigua nei 600 mila ettari del territorio di bonifica del Veneto ammonterebbe a circa 3,5-4 miliardi di euro“.
Serve quindi un grande investimento, costante e prolungato negli anni, che può essere affrontato solo con risorse nazionali ed europee“, conclude l’assessore. Che lancia un appello anche ai cittadini: “L’acqua sarà sempre più un bene prezioso e limitato: dobbiamo tutti imparare a farne un uso intelligente, controllando i consumi ed evitando gli sprechi, anche nell’uso domestico”.