Violenza sulle donne, il revenge porn è reato: ritirato l’emendamento sulla castrazione chimica

Il nuovo reato di revenge porn è stato approvato all'unanimità dall'aula della Camera con un emendamento al Codice rosso

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Carcere da uno a sei anni per chi diffonde foto o video a contenuto sessuale per vendicarsi del partner dopo la fine di una relazione. E’ quanto prevede il nuovo reato di revenge porn approvato all’unanimità dall’aula della Camera con un emendamento al Codice rosso, in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

CARCERE E MULTE. Il testo prevede che chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, e’ punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro.

PUNITO ANCHE CHI RICEVE IMMAGINI E LE DIFFONDE. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.

AGGRAVANTI E SOCIAL. Previste aggravanti se il reato è commesso dal partner o da un ex con diffusione via social: la pena e’ aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che e’ o e’ stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

MAGGIORI TUTELE PER DISABILI E DONNE. La pena e’ aumentata da un terzo alla meta’ se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto e’ punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela e’ di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Nei casi pià gravi si procede tuttavia d’ufficio.

LaPresse/Vincenzo Livieri

Nessun passo in avanti, invece, sull’emendamento che punta ad introdurre la castrazione chimica nel disegno di legge codice rosso, presentato dal deputato della Lega Roberto Turri, sul quale si è registrata la contrarietà del Movimento 5 stelle. La Lega ha ritirato l’emendamento, come annunciato dal ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno perché oggi “la priorità è approvare” la legge contro la violenza sulle donne. È una scelta d’amore per le donne”, ha precisato. La castrazione chimica, assicura, “farà parte di un nuovo ddl che presenteremo“. ”Noi della Lega avevamo chiesto di aggiungere con un emendamento quello che nel linguaggio atecnico viene definita la castrazione chimica, che non è altro che un trattamento farmacologico volontario e reversibile, già previsto in altri Paesi. Siamo consapevoli che questo emendamento, in questa fase, non è condiviso dai Cinque stelle. Abbiamo, quindi, deciso di ritirarlo. Ora, infatti, abbiamo una priorità: quella di mandare avanti compatto questo governo”, ha concluso Bongiorno.

Se uno è malato va curato – aveva riferito stamattina Matteo Salvini in merito alla castrazione chimica –. Oltre che incarcerato, se uno mette le mani addosso a una donna o a un bambino, ha degli evidenti problemi e va curato in modo che non possa farlo più. Va curato con il suo consenso, perché non siamo nel passato, ma non vedo dove stia il problema. Mi aspetto che il 99% del Parlamento voti a favore. E’ una sperimentazione – aveva detto Salvini prima del ritiro dell’emendamento – che esiste già in tantissimi Paesi sviluppati, rispettosi, tolleranti e liberali. Io sono comprensivo con tutti, ma lo sono molto di meno con chi mette le mani addosso a una donna o a un bambino“.