Astronomia: a caccia di esocomete nel sistema di Beta Pictoris

Beta Pictoris è una stella nota per ospitare un pianeta gigante gassoso, ed è ora al centro di uno studio

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Ha solo 23 milioni di anni, si trova a circa 63 anni luce dalla Terra e fa parte della costellazione australe del Pittore, di cui costituisce la seconda entità più scintillante: sono i ‘dati anagrafici’ di Beta Pictoris, stella nota per ospitare un pianeta gigante gassoso e ora al centro di uno studio di prossima pubblicazione su Astronomy & Asrophysics (articolo“A transiting exocomet detected in broadband light by Tess in the ? Pictoris system”, disponibile in pre-print sulla piattaforma arxiv.org). L’indagine, condotta da un team di astronomi coordinato dall’Università di Innsbruck, è stata mirata alla ricerca di tracce di esocomete, denominate anche Fbe (Falling Evaporating Bodies), nel sistema di Beta Pictoris. Gli astronomi – riporta Global Science – hanno utilizzato i dati fotometrici del telescopio Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite) della Nasa e hanno individuato tre transiti di esocomete davanti alla stella; la missione Tess, lanciata il 18 aprile 2018, è stata ideata appunto per andare a caccia di corpi celesti extrasolari con il metodo del transito.

Beta Pictoris, nota anche come Hd 39060, presenta un disco di gas e polveri dalla forma incurvata, che potrebbe evolversi in un anello di piccoli corpi ghiacciati; il disco ha un’inclinazione che lo rende particolarmente visibile ed è molto luminoso per il fenomeno della diffusione (scattering) della luce stellare da parte della polvere. Date la vicinanza di Beta Pictoris alla Terra e la presenza di questa struttura circumstellare, gli astronomi considerano il tutto una ‘palestra’ ideale per studiare la formazione e l’evoluzione dei sistemi planetari, compresi i corpi celesti minori come esocomete ed esolune. I dati di Tess presi in considerazione riguardano il periodo compreso tra il 19 ottobre 2018 e il 1° febbraio 2019, dove gli studiosi hanno notato tre distinti eventi in cui la luminosità di Beta Pictoris ha subito un calo; le diminuzioni sono durate al massimo due giorni e hanno raggiunto valori che oscillano tra 0,5 e 2 millimagnitudini.

I cali di lucentezza si presentano asimmetrici e sono coerenti con i modelli realizzati dal gruppo di lavoro e relativi ad un’esocometa, in fase di evaporazione e dotata di una coda estesa che interseca il disco di Beta Pictoris. Gli studiosi si sono avvalsi anche dei dati di Tess presenti nel Mast (Mikulski Archive for Space Telescopes) e di quelli della missione Gaia dell’Esa elaborati dal Dpac (Data Processing and Analysis Consortium); in tale consorzio è coinvolto anche il nostro Paese tramite l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Astrofisica. Secondo gli autori, lo studio, che ha confermato le ipotesi di una precedente indagine del 1999, schiude nuovi scenari di ricerca nell’ambito della formazione dei corpi celesti.