Clima, Australia: gli indigeni delle isole denunciano il governo per non aver ridotto l’inquinamento

La denuncia dei 4500 abitanti delle isole dello Stretto di Torres: sarà la prima vertenza sul cambiamento climatico contro il governo australiano per violazione dei diritti umani

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Lo Stretto di Torres, che separa a nord il continente dalla Nuova Guinea è stato scenario della prima vertenza sul cambiamento climatico contro il governo australiano per violazione dei diritti umani. La denuncia presentata oggi alla Commissione ONU per i Diritti Umani, cita l’inazione del governo australiano sul cambiamento climatico.

Questa denuncia, è stata presentata dallo studio legale no-profit ClientEarth, e rappresenta i 4500 abitanti delle 274 isole di minima altitudine. Il governo di Canberra è accusato di non aver fatto abbastanza per ridurre le emissioni ne’ di aver adottato misure per l’adattamento come la costruzione di argini marini nelle isole, venendo meno di conseguenza a obblighi fondamentali per i diritti umani. Secondo l’avvocato responsabile del caso, Sophie Marjanac, si tratta della prima vertenza sul cambiamento climatico contro il governo australiano per violazione dei diritti umani e anche la prima avviata da abitanti di isole di minima altitudine contro uno stato nazione.

La Commissione ONU per i Diritti Umani è un ente di 18 esperti legali di base a Ginevra, che sorveglia sull’osservanza del Trattato internazionale sui diritti civili e politici. I ricorrenti sostengono che l’Australia ha violato gli articoli 6 sul diritto alla vita, 27 sul diritto alla cultura e 17 sul diritto a essere liberi da interferenze arbitrarie su privacy, famiglia e casa. Secondo l’istanza, tali diritti sono stati violati dall’Australia sia con insufficienti obiettivi e piani per la mitigazione dei gas serra, sia per aver mancato di finanziare misure adeguate di protezione costiera e di resilienza.
Gli isolani dello stretto chiedono che il governo impegni almeno 20 milioni di dollari (13 milioni di euro) per misure di emergenza come argini marini, oltre a investimenti sostenuti in misure di adattamento di lungo termine, per assicurare che le isole possano continuare a essere abitate. M anche l’impegno a ridurre le emissioni entro il 2030 di almeno il 65% sotto i livelli del 2005 e di eliminare gradualmente il carbone termico, sia per generazione elettrica domestica, sia esportazione.

L’impatto del cambiamento climatico sta avendo un ruolo chiave nella campagna per le elezioni federali del 18 maggio. Gli australiani giudicano il cambiamento climatico la maggiore minaccia agli “interessi vitali” del Paese, ponendolo per la prima volta in cima alla lista delle preoccupazioni.