La direttiva di Trump sul Clima: “previsioni oltre il 2040 non sono precise, non considerare gli scenari peggiori”

La nuova direttiva di Trump sul clima fa discutere il mondo della scienza: ecco cosa sostiene il Presidente USA

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Trump contro Greta. In estrema sintesi, è questo il conflitto culturale sul tema dei cambiamenti climatici che caratterizza il cuore di questo 2019. Il Presidente degli Stati Uniti d’America, tramite il direttore dell’USGS James Reilly (astronauta e geologo) nominato proprio dalla Casa Bianca, ha lanciato una nuova direttiva governativa sull’approccio al tema climatico. “Le valutazioni prodotte dagli uffici federali siano usate in base ai modelli climatici generati da computer che proiettano l’impatto dei cambiamenti climatici soltanto fino al 2040, e non più fino alla fine del secolo come fatto in precedenza. Ipotizzare previsioni ad oltre 20 anni non è affidabile. Non venga tenuto inoltre in considerazione più soltanto lo scenario peggiore legato ai cambiamenti climatici futuri o comunque ai loro impatti a lungo termine: già in passato non si sono verificate le previsioni funeste annunciate con eccessivo anticipo”.

Molti scienziati, invece, sostengono che con queste nuove regole venga falsificata tutta la scienza della climatologia perché “gli effetti più seri dei cambiamenti climatici faranno sentire dopo il 2050 a causa dell’inerzia dei sistemi climatici. Quindi limitare le previsioni al 2040 sarà come fornire un quadro edulcorato del problema“. Effettivamente, però, secondo gli scenari peggiori, varie città come Venezia e New York avrebbero dovuto essere già nel 2000 sommerse dall’acqua per l’innalzamento dei mari. Sono passati 19 anni e fortunatamente non è andata così…