Consiglio europeo della ricerca, un italiano alla guida: dal 2020 il presidente sarà Mauro Ferrari

Il pioniere italiano della nanomedicina Mauro Ferrari sarà il prossimo direttore dell'ERC: "un incredibile privilegio avere questa opportunità"

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Sarà il pioniere della nanomedicina in Usa, l’italiano Mauro Ferrari ad assumere l’incarico di presidente del Consiglio europeo della ricerca (ERC) da gennaio 2020 a Milano.
Nulla può essere risolto senza un forte contributo della scienza, della scienza di base e di quanto ci arriva da questa. E per me è un incredibile privilegio avere l’opportunità di assumere la presidenza dell’European Research Council, un onore che sono contento di accettare con entusiasmo e con l’impegno di servire l’Europa e attraverso la sua grandezza di servire il resto del mondo nelle più grandi sfide che la società umana si trova ad affrontare“.

Queste le parole con cui lo scienziato italiano pioniere della nanomedicina, Mauro Ferrari, che accoglie la nomina da parte della Commissione europea a prossimo presidente del Consiglio europeo della ricerca (ERC). L’esperto, trapiantato negli Usa ormai da 40 anni, si insedierà e comincerà il suo incarico nel gennaio 2020.
Non vediamo l’ora di lavorare insieme“, hanno dichiarato i componenti dell’ERC dopo che è stato reso noto il nome del prossimo presidente dell’ente, che succederà a Jean-Pierre Bourguignon. “La nomina di Ferrari – sottolineano dall’ERC – è il risultato di un rigoroso processo di selezione” a opera di “un comitato di ricerca indipendente che ha effettuato uno studio approfondito di tutte le candidature ricevute e, su tale base, ha preparato una ‘short list’ di candidati per la posizione. L’elenco è stato presentato al Consiglio scientifico dell’ERC, che ha trasmesso le sue osservazioni al commissario Carlos Moedas per la decisione finale. Sosteniamo con entusiasmo l’esito del processo e diamo il benvenuto a Ferrari come prossimo leader della nostra organizzazione“.

Lo scienziato, evidenziano dall’ERC, “ritorna in Europa dopo una carriera da ricercatore e leader negli Stati Uniti, con un bagaglio ricco e variegato nel campo della ricerca e delle sue applicazioni, ed è pronto a portare nuove prospettive all’organizzazione. La sua forte leadership sarà essenziale per garantire che la ricerca di frontiera continui a svolgere un ruolo centrale nel futuro programma quadro di Horizon Europe e che l’ERC faccia buon uso della sua autonomia garantita dai testi legislativi“.
I capisaldi della sua azione? “Il rispetto rigoroso del principio ‘dal basso verso l’alto‘, che lascia la piena iniziativa ai ricercatori nella presentazione dei loro progetti, e la qualità scientifica mirata all’eccellenza come unico criterio per la selezione delle proposte scientifiche“.

Il comitato di ricerca indipendente che si è occupato di valutare le candidature era presieduto da Mario Monti (i componenti erano i professori Carl-Henrik Heldin, Jules A. Hoffmann, Alice Gast, Fabiola Gianotti, Helga Nowotny e Maciej Zylicz).
Ferrari diventerà il quarto presidente dell’ERC dalla nascita dell’organizzazione. Il presidente fondatore è stato Fotis Kafatos, e a lui sono seguiti Helga Nowotny (fino alla fine del 2013) e l’attuale presidente Bourguignon, il cui primo mandato è stato prorogato fino alla fine del 2019. Ferrari avrà sede a Bruxelles. Il suo mandato è di 4 anni, rinnovabile una volta per altri 2 anni. L’organizzazione europea di finanziamento della ricerca di frontiera ha finanziato ad oggi oltre 9 mila ricercatori di alto livello in varie fasi della loro carriera e oltre 50 mila post doc, studenti Phd e altri professionisti impiegati nei loro team di ricerca. Il budget dell’ERC per il 2018 è di 1,86 miliardi di euro, quello complessivo dal 2014 al 2020 è di oltre 13 mld.

L’opportunità qui all’ERC non è seconda a nessuna – commenta Ferrari – Gran parte della mia carriera professionale è stata negli Usa, ma sono sempre tornato in Europa almeno una volta al mese, stabilendo un ampio network di collaborazioni con grandi laboratori europei, e università e ospedali. Ed è stato un grande privilegio per me poter vedere dall’esterno, ma anche partecipare dall’interno e ammirare la grandezza della scienza europea”, il cui futuro “appare incredibilmente luminoso“.

L’ERC ha “l’invidia del mondo per come è organizzato e per i risultati scientifici. Non vedo l’ora di mettermi a disposizione“. Lo scienziato tricolore ha ringraziato i fondatori dell’organizzazione e il suo predecessore Bourguignon e si è detto onorato di raccogliere il testimone nel 2020. Vice presidente esecutivo dello Houston Methodist Hospital System, un colosso da 25 mila dipendenti, Ferrari ha sempre mantenuto un legame profondo con il Belpaese e l’Europa. Nel suo passato anche una breve parentesi legata al caso Stamina,  nel 2014 era statoindicato come presidente del secondo comitato di esperti chiamato dal ministero della Salute a valutare il protocollo Stamina ai fini di un’eventuale sperimentazione. Nomina che non avvenne mai, e infatti il pool di scienziati che con le sue conclusioni mise di fatto la pietra tombale sul metodo proposto da Davide Vannoni fu presieduto da Michele Baccarani, ematologo dell’università di Bologna. Ferrari, commentando la nomina all’ERC, riflette sulla sua carriera e spiega: “La prima fase è stata focalizzata solo sull‘eccellenza nella scienza. Sono stato un matematico devoto all’applicazione fisica della matematica e sono stato contento di farlo. E’ stata una parte molto entusiasmante della mia vita. Poi, quando è capitata una tragedia nella mia famiglia, ho sentito la chiamata a trasformare tutto quello che sapevo nel campo della matematica, fisica e ingegneria in applicazioni mediche. In quel particolare caso è stato il cancro. Ma nei seguenti 15 anni” la missione è diventata quella di “mettermi al servizio della società in un senso più ampio. L’opportunità all’ERC“, conclude, va in questa direzione.