Eutanasia, il caso che divide: Vincent Lambert, accanimento terapeutico o speranza?

La speranza dei genitori di Lambert più forte del giudizio di irreversibilità dello stato vegetativo: importante la "ricostruzione della volontà del malato"

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Anche l’Italia si trova al centro del dibattito sull’eutanasia, e il caso di Vincent Lambert divide l’opinione pubblica, come lo era stato per Eluana Englaro. Ad esprime un opinione anche l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

“La drammatica vicenda di Vincent Lambert ricorda, seppur con tante differenze, quella di Eluana Englaro e non riguarda ciò che comunemente si intende con eutanasia, cioè la scelta deliberata di interrompere la propria vita da parte di un malato terminale. Siamo di fronte a un difficilissimo caso di eventuale interruzione di terapie che si configurano come accanimento, a causa di uno stato di totale perdita di coscienza che i medici giudicano irreversibile“. Queste le dichiarazioni di Marco Cappato e Silvio Viale rispettivamente promotore della campagna Eutanasia Legale e membro della direzione dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

“A più riprese i medici hanno dunque indicato la necessità di sospendere l’accanimento terapeutico nei confronti di Vincent Lambert – lo afferma nella nota l’associazione Coscioni – Il parere dei medici è stato sostenuto dalla compagna e da altri familiari, che sono d’accordo nella sospensione dell’accanimento terapeutico anche sulla base delle convinzioni che Vincent Lambert aveva espresso sul tema quando era in vita, ma in assenza di un vero e proprio testamento biologico. Sono invece contrari i genitori, che hanno ottenuto ora la decisione di un giudice francese di ordinare la ripresa dell’idratazione e dell’alimentazione forzata. Si tratta evidentemente di una scelta molto difficile, nella quale si impone il rispetto per il dramma vissuto da tutti i familiari, da entrambe le contrapposte posizioni. Nel dilemma che inevitabilmente la situazione pone, ci pare saggio affidarsi alla valutazione dei medici sull’irreversibilità dello stato vegetativo e alla ricostruzione della volontà del malato, interrompendo dunque l’accanimento terapeutico”, concludono Cappato e Viale.