E’ di qualche giorno fa la notizia che la Camera ha respinto la mozione che proponeva di abbassare la tassa sugli assorbenti dal 22 al 10 per cento. Dunque, lungi dall’essere meno gravati dalle tasse, gli assorbenti femminili si possono considerare a tutti gli effetti dei beni di lusso. E le discussioni in merito non si sono fatte attendere, soprattutto dopo le dichiarazioni del deputato pentastellato Francesco d’Uva, ritenute da più parti inappropriate per un uomo politico. “Noi siamo per l’ambiente, come sapete, non sosteniamo quelli usa e getta. C’è la coppetta, c’è il pannolino lavabile, come quello per i bambini, ci sono delle possibilità”. La conduttrice della trasmissione Omnibus di La7, Gaia Tortora, alla quale d’Uva ha rilasciato queste dichiarazioni, ha ribattuto: “No guardi, il 22% è su un prodotto di consumo, non su un bene di lusso” e il grillino ha replicato: “Allora poi non ci lamentiamo che l’effetto serra e l’inquinamento aumentano”.
Dunque, per il buon d’Uva, l’inquinamento è dovuto in buona parte agli assorbenti. A saperlo prima noi donne ci organizzavamo meglio, insomma: decenni passati a distruggere il pianeta solo per il capriccio di usare assorbenti usa e getta. Bastava dirlo. Analizzando le proposte fatte dal deputato, che sembra intendersi parecchio di ciclo mestruale e di disagi femminili in quel periodo del mese, la soluzione sembra semplice: coppette o, meglio ancora, pannoloni lavabili.
Peccato che le coppette – tra l’altro anch’esse tassate al 22% – non siano per tutte, così come non lo sono gli assorbenti interni. Ma quanto costa a noi donne, in termini di amor proprio, dover spiegare un’affermazione del genere? Tanto, ma ci tocca: ci sono donne che proprio non ce la fanno a indossare le coppette, così come avviene con gli assorbenti interni, e dunque che facciamo in questi casi? Le costringiamo? Sarebbe quantomeno inopportuno, giusto per utilizzare un termine che non scada nello sproloquio.

In merito ai pannoloni lavabili, invece, ci sarebbe da fare un trattato. Immaginiamo una donna che lavora, che svolga un qualsiasi lavoro, è in ufficio, in fabbrica, in negozio, arriva il momento di cambiare l’assorbente e che fa? Lo mette in una busta e ‘comodamente’ se lo riporta a casa per lavarlo? Praticamente va in giro tutto il giorno con questo ipotetico sacchetto contenente i pannolini sporchi; magari lo posa lì dove posa anche la borsa, tanto cosa c’è di strano? Per d’Uva nulla. O forse non ci ha pensato.
E no, non funziona così. Non funziona così, ma noi italiane continueremo a svenarci per comprare assorbenti usa e getta e di qualità – perché quelli scadenti, si sa, sono ricettacolo di irritazioni e altri piccoli e grandi fastidi che a volte diventano patologie -, e che hanno raggiunto prezzi assurdi, ma tant’è: per noi donne la vita non è mai stata facile e mai lo sarà. E per dirlo come la calma e paziente Gaia Tortora, “D’Uva, lasci perdere”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?