Le protesi mammarie testurizzate rimangono in commercio: l’Italia sulla posizione degli Stati Uniti e di tutti i Paesi europei (Francia esclusa)

La questione riguarda la correlazione tra protesi mammarie e la comparsa di una rara forma di tumore, il linfoma analplastico

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Le protesi mammarie testurizzate, cioè ruvide, rimangono in commercio in Italia: lo ha deciso il Ministero della Salute, che il 16 maggio ha diffuso un comunicato sull’argomento, scrivendo la parola “fine” alla questione sicurezza innescata dalla correlazione tra gli impianti mammari e la comparsa di una rara forma di tumore, il linfoma analplastico a grandi cellule (BIA -ALCL, ovvero Breast Implant Associated – Anaplastic Large Cell Lymphoma ).

Il Ministero della Salute Italiano ha espresso una posizione che è la stessa degli Stati Uniti e di tutti i Paesi europei, ad eccezione della Francia – dice Daniele Fasano, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica SICPRE -. La motivazione di base è riconducibile all’attuale non evidenza scientifica di correlazione causale fra questa patologia ed il tipo di protesi mammarie”.

Come si legge nel comunicato del Ministero, infatti, “In Italia l’incidenza riportata è pari a 2,8 casi su 100.000. Nello specifico in Italia sono stati registrati/riscontrati 41 casi di BIA ALCL. Di essi, solo 1 è risultato fatale per progressione di malattia”.

La posizione assunta dal Ministero tiene anche conto del parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità, che a sua volta il 7 maggio ha tenuto un’audizione alla quale la SICPRE ha partecipato con una memoria.

La circolare ribadisce inoltre l’importanza di informare opportunamente le pazienti e la necessità di prevedere per i chirurghi formazione e aggiornamento costanti.

Dice ancora Fasano: “Siamo molto soddisfatti della posizione adottata dal Ministero, in piena sintonia con le principali società scientifiche del mondo e con quanto sostenuto dalla SICPRE, a iniziare dalla raccomandazione fatta alle donne di non trascurare gli esami periodici e cambiamenti improvvisi del seno”.

I segnali da non trascurare

Ma quali sono i segnali che devono mettere in guardia la paziente? “La comparsa del cosiddetto sieroma tardivo – spiega Fasano -. Si tratta di un rigonfiamento importante che di solito, ma abbiamo visto che i casi sono estremamente rari, compare diversi anni dopo l’impianto di protesi, in media 7. È questo il segnale da non trascurare e che deve spingere la donna a rivolgersi al chirurgo plastico per ulteriori approfondimenti”.