Rifiuti, Ministro Costa: gli impianti servono ma “no a nuovi inceneritori”

Costa: "Io, come ministro, in prospettiva mi vedo in disaccordo con l'apertura di inceneritori"

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Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati: “Sono il primo – ha spiegato – a dire che gli impianti ci vogliono: mediamente l’umido, tutto ciò che va nel compostaggio, rappresenta il 30%, a volte il 40%” della raccolta, ma “io, come ministro, in prospettiva mi vedo in disaccordo con l’apertura di inceneritori“.
Nell’ambito delle trattative tra Conai e Anci ho chiesto come ministro di cambiare il sistema dalla linearità agli scalini di qualità di differenziata: deve essere fatta una differenziata di qualità per step a gradini, cioè favorire di più chi ben differenzia e ha un riciclo elevato, devono quasi collimare. Ho chiesto che il nuovo accordo vada per scalini: favorire più un Comune che ha una differenziata alta e un riciclo alto e molto di meno chi, invece, si trova ai gradini più bassi. Così si spinge il sistema verso l’alto, a parità di risorse“. “Se questo è il nuovo accordo, che dovrebbe farsi entro l’anno, è chiaro che nel sistema di gestione degli impianti bisogna tendere negli impianti che seguono questo accordo, cioè il ‘modello Treviso’, che poi è nel contratto di governo: se nel contratto di governo è questa la linea da seguire, vuol dire che io, come ministro, in prospettiva mi vedo in disaccordo con l’apertura di inceneritori. In oltre c’è la direttiva europea“. “Quanti impianti occorrerebbero lo studia l’Ispra, ma la competenza sulla filiera della gestione dei rifiuti fa capo alle Regioni, che nella presentazione dei piani è in contraddittorio con il Ministero dell’Ambiente e l’Ispra, in relazione anche alle macroaree. Il flusso della gestione dei rifiuti in realtà viene gestito in modalità ultra regionale“.