Salute e disuguaglianze territoriali: “un bambino che nasce al sud ha un rischio del 36% superiore di morire”

Un quadro preoccupante quello che emerge sul tema della mortalità infantile in rapporto al territorio: crescono le diseguaglianze del diritto alla salute a seconda della regione

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In occasione del 75 Congresso della Società Italiana di Pediatria si sono tirate le somme della salute dei bambini italiani da nord a sud. La notizia positiva è che sono sempre più sani ma con madri e padri più in avanti con l’età e con i diritti di salute tutelati in maniera diseguale a seconda della regione in cui nascono e crescono. Questo è il quadro emerge da una tavola rotonda che si è tenuta al Congresso.

E’ notabile che i progressi ottenuti nel campo della ricerca scientifica e della innovazione tecnologica si affiancano importanti fattori demografici e socioeconomici che stanno cambiando il profilo della popolazione: l’età del concepimento si sposta in avanti e crescono le diseguaglianze territoriali che colpiscono in maniera particolare i bambini dalla nascita compromettendo l’omogeneità dei percorsi di cura.

La mortalità infantile in Italia è infatti (relativamente al primo anno di vita) è del 2,8 per mille nati vivi, tra le migliori al mondo, ma con ampie differenze territoriali: ad esempio nel Nord Est è pari a 2,3 e nelle isole a 3,7 per mille nati vivi. Un bambino che nasce nelle regioni meridionali ha un rischio del 36% più elevato di morire rispetto ad uno nato nel Nord nel primo anno di vita” spiega Mario De Curtis, ordinario di Pediatria alla Sapienza di Roma. “Se nel 2016 l’Italia avesse avuto la stessa mortalità del Nord Est – aggiunge De Curtis – sarebbero sopravvissuti nel primo anno di vita 180 bambini nel Sud e Isole, 28 nel Centro e 42 nel Nord Ovest“.

Un altro aspetto critico riguarda i nati da genitori stranieri. Secondo gli ultimi dati dell’Istat in Italia rappresentano il 14,9% di tutti i nati, ma contribuiscono al 21% della mortalità infantile totale. Questa differenza – conclude De Curtis – è legata soprattutto a condizioni perinatali che riguardano, in particolare, le condizioni di salute delle donne immigrate durante la gravidanza. Situazioni di svantaggio sociale, economico e culturale, attività lavorative meno garantite e più pesanti, un’alimentazione incongrua, carenti condizioni igieniche e abitative, cure ostetriche tardive e inadeguate delle madri straniere durante la gravidanza aumentano il rischio di malattia e di morte per il neonato“.