No alle coltivazioni intensive di ulivi in Puglia o peggio ancora a piantagioni di avocado e mango. Sì alle nuove varietà resistenti alla Xylella e a tecniche di controllo biologico perché il paesaggio non va distrutto, ma salvato e rispettato. E’ la ricetta del ricercatore Giuseppe Barbera, dell’Universita’ di Palermo, commentando con l’ANSA le diverse proposte lanciate da piu’ parti per ridare un futuro agli agricoltori colpiti dalla Xylella.
“Non possiamo sacrificare il paesaggio tradizionale dell’area per nessun motivo”, ha detto Barbera, componente dell’Osservatorio nazionale del paesaggio rurale, a margine della presentazione del Manifesto salva-paesaggio, “semplificarlo senza tenere conto della tradizione e della cultura e’ il peggior errore che si possa fare”. Per il docente, “gli uliveti tradizionali della Puglia per tutta una serie di motivazioni comprensibili, come il costo della manodopera e dei vari interventi, le difficolta’ di poter ricorrere a finanziamenti, venivano abbandonati e questo ha determinato il proliferare della malattia su superfici terrificanti che ormai conosciamo”.
“Il ruolo della ricerca – ha concluso – ora piu’ che mai deve essere centrale, tenendo ben presente che i nuovi paesaggi post-Xylella devono tener conto della tradizione in cui si trovano. Occorre contrastare questo pericoloso modello che punta ad eliminare gli ulivi monumentali, lasciandone magari una manciata per i turisti, per metterne 4-5 mila per ettaro”. Quanto alle coltivazioni di mango e avocado, secondo il ricercatore “non sono adatte, essendo piante che richiedono acqua e un clima diverso da quello della Puglia”.
