Caldo africano in arrivo, cardiopatici a rischio: la disidratazione “può anche causare danni neurologici”

Il caldo africano in arrivo mette a rischio la salute dei cardiopatici: per affrontare le alte temperature è necessario rispettare alcuni accorgimenti

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Caldo e afa non sono certamente alleati dei cardiopatici: per affrontare le alte temperature è necessario rispettare alcuni accorgimenti, dalla gestione delle terapie al cambiamento dell’alimentazione, secondo il professor Paolo Della Bella, primario dell’Unità operativa di Aritmologia ed Elettrofisiologia cardiaca dell’Ospedale San Raffaele di Milano.
Il nostro organismo è regolato dal meccanismo fisiologico di termoregolazione, ed il caldo sottopone il corpo a uno sforzo supplementare (aumenta la sudorazione, i vasi sanguigni si dilatano, la pressione arteriosa si abbassa e il cuore, per gestire il tutto, lavora di più): “Ciò può portare disidratazione, che può, a sua volta, causare insufficienza renale acuta oppure iposodimia, ovvero un basso valore di sodio nel sangue, che causa danni neurologici seri. Tali danni neurologici spesso sono legati solo ad alterazioni dell’equilibrio idroelettrolitico, relativo alla composizione dei liquidi corporei. I soggetti adulti e in buone condizioni fisiche sono in grado di attivare senza conseguenze negative i fisiologici meccanismi di autoregolazione. Nei cardiopatici, invece, i meccanismi della termoregolazione sono meno efficienti,” spiega l’esperto.

Quali sono dunque i consigli del cardiologo? “È bene assumere cibi leggeri, facilmente digeribili, e fare piccoli pasti. Inoltre va evitata diretta al sole, soprattutto nelle ore centrali della giornata, limitando le attività fisiche nelle ore più calde e ci si deve rinfrescare frequentemente. Chi ne ha la possibilità, può cercare refrigerio in montagna a quote inferiori ai 1.500-1.800 metri. Altri consigli utili sono: non sostare in automobili ferme al sole né lasciare mai persone, specialmente bambini o anziani, in veicoli chiusi; vestirsi in modo leggero; ventilare l’abitazione attraverso l’apertura notturna delle finestre e l’uso di ventilatori. I condizionatori sono utili anche perché rendono l’aria meno umida, ma la differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno non dovrebbe mai essere superiore ai 6 gradi,” conclude l’esperto.