I cambiamenti climatici potrebbero essere una “minaccia esistenziale” entro il 2050: “alta probabilità della fine della civiltà umana”

Un documento pubblicato dal Breakthrough National Center for Climate Restoration di Melbourne dipinge un triste futuro in cui oltre un miliardo di persone saranno sfollate, le produzioni alimentari caleranno e alcune delle città più popolose del mondo resteranno parzialmente abbandonate

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20 giorni di caldo letale all’anno, collasso degli ecosistemi e oltre un miliardo di persone sfollate. Questi sono tutti probabili scenari che potrebbero devastare le società entro il 2050 se non verranno intraprese azioni rapide e radicali per limitare i cambiamenti climatici, secondo una relazione di un think tank sostenuta da un ex capo militare australiano. Il documento del Breakthrough National Center for Climate Restoration di Melbourne non è uno studio scientifico, ma un tentativo di simulare futuri scenari sulla base degli studi esistenti.

Il documento sostiene che i potenziali “esiti estremamente gravi” delle minacce alla sicurezza legate al clima sono spesso molto più probabili di quanto convenzionalmente ipotizzato, ma quasi impossibili da quantificare perché “cadono al di fuori dall’esperienza umana degli ultimi mille anni”. Sulla nostra traiettoria attuale, la relazione avvisa che “il sistema planetario e quello umano raggiungeranno un punto di non ritorno entro la metà del secolo, in cui la prospettiva di una Terra ampiamente inabitabile porta al crollo delle nazioni e dell’ordine internazionale”.

cambiamenti climaticiIl documento dipinge un triste futuro in cui oltre un miliardo di persone saranno sfollate, in cui le produzioni alimentari caleranno e in cui alcune delle città più popolose del mondo resteranno parzialmente abbandonate. La prefazione è scritta da Chris Barrie, un ammiraglio in pensione ed ex capo dell’Australian Defense Force, che ha dichiarato che “dopo la guerra nucleare, il riscaldamento globale indotto dall’uomo è la più grande minaccia per la vita umana sul pianeta”.

Un futuro apocalittico non è inevitabile, ma senza un’azione drastica immediata le nostre prospettive sono scarse”, ha aggiunto Barrie. Il futuro previsto dalla relazione è quello di una potenziale catastrofe globale. Gli autori David Spratt e Ian Dunlop, entrambi climatologi, avvisano che i cambiamenti climatici al momento rappresentano “una minaccia esistenziale quasi a medio termine per la civiltà umana”. Hanno attinto alla ricerca scientifica esistente e all’elaborazione di scenari per prevedere che se le temperature globali aumenteranno di 3°C entro il 2050, il 55% della popolazione mondiale sul 35% della sua superficie vivrebbe oltre 20 giorni di caldo letale all’anno, “oltre la soglia della capacità di sopravvivenza umana”.

cambiamenti climatici climate changeIn questo scenario, molti ecosistemi, inclusi quelli dell’Artico, della Foresta Amazzonica e delle barriere coralline, collasserebbero. Nell’Africa occidentale, nel Sud America tropicale, in Medio Oriente e nel Sud-Est asiatico, ci sarebbero oltre 100 giorni all’anno di caldo letale, che porterebbero allo spostamento di oltre 1 miliardo di persone. La produzione alimentare calerebbe a causa del “catastrofico declino” delle popolazioni di insetti, delle condizioni troppo calde per la sopravvivenza degli umani in importanti aree di produzione alimentare e delle carenze idriche croniche. Senza cibo a sufficienza per la popolazione mondiale, i prezzi salirebbero alle stelle, sostengono gli autori dello studio.

L’aumento dei livelli del mare costringerebbe le persone ad abbandonare parti di Mumbai, Giacarta, Hong Kong, Canton, Shanghai, Bangkok e Manila, tra le altre città. Circa 15 milioni di persone in Bangladesh dovrebbero spostarsi. “Le conseguenze sociali vanno da un maggiore fervore religioso al caos totale. In questo scenario, i cambiamenti climatici provocano un cambiamento permanente nella relazione tra l’umanità e la natura”, riporta la relazione.

Questo scenario fornisce uno sguardo in un mondo di caos totale in un percorso verso la fine della civiltà umana e della società moderna come l’abbiamo conosciuta, in cui le sfide per la sicurezza globale sono semplicemente schiaccianti e il panico politico diventa la norma”, sostengono gli autori. Barrie ha elogiato la relazione per aver “messo a nudo senza fronzoli la verità sulla disperata situazione in cui si trovano gli umani e il nostro pianeta, dipingendo un quadro inquietante della reale possibilità che la vita umana sulla Terra possa essere sulla strada verso l’estinzione, nel modo più orribile”.

cambiamenti climatici cartelloL’unico modo per evitare il rischio di questo scenario è quello che la relazione descrive come “simile in termini di portata alla mobilitazione per la II Guerra Mondiale”, ma stavolta concentrata sul costruire rapidamente un sistema industriale a zero emissioni per mettere in moto il recupero di un clima sicuro. Secondo Spratt, una ragione fondamentale per la quale i rischi non sono compresi è che “gran parte della conoscenza prodotta per i responsabili politici è troppo conservativa. Poiché ora i rischi sono esistenziali, è richiesto un nuovo approccio alla valutazione del clima e dei rischi della sicurezza utilizzando l’analisi di scenario”.

Quest’ultima relazione non rappresenta la prima volta in cui i ricercatori hanno avvisato del rischio di grandi problemi sociali. A marzo, una relazione delle Nazioni Unite ha svelato che la finestra per l’azione da parte dell’uomo si sta chiudendo velocemente. L’ONU ha dichiarato che in uno scenario immutato rispetto alla situazione attuale, potrebbero avvenire milioni di morti premature per l’inquinamento atmosferico, l’estinzione di specie che influenzano la capacità di soddisfare i bisogni umani di risorse e cibo e gli inquinanti dell’acqua potabile renderebbero le infezioni resistenti agli antimicrobici un’importante causa di morte entro il 2050.

A maggio, l’IPBES, gruppo di ricerca sul clima dell’ONU, ha rilasciato una relazione sulla biodiversità globale, che ha svelato che il 75% della superficie terrestre del pianeta è stata “notevolmente alterata” e che un 1 milione di specie sta già affrontando l’estinzione.

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