Un Doodle di Google in onore del falafel, “la miglior cosa che sia mai successa ai ceci”

Il falafel è stato apprezzato per secoli da molte culture diverse e nel tempo in tutto il mondo sono state introdotte farciture più eterogenee, che però ne hanno conservato la formula base di legumi conditi e fritti nell'olio

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Google celebra con un Doodle il falafel, “la miglior cosa che sia mai successa ai ceci, con la possibile eccezione dell’humus, ovviamente”. Il Doodle è disponibile in Nuova Zelanda e in molti Paesi di Nord e Sud America (Stati Uniti, Canada, Argentina, Cile, Colombia e Perù), del Nord Africa (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto), del Medio Oriente (Arabia Saudita, Iraq, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar, Kuwait, Armenia e Libano) e dell’Europa (Spagna, Germania, Regno Unito, Irlanda, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia), ma non in Italia. Nonostante le esatte origini di questo street food siano andate perse nel tempo, il falafel è stato apprezzato per secoli da molte culture diverse. L’India produce la stragrande maggioranza delle coltivazioni di ceci del mondo. In Egitto, sono utilizzate le fave per creare queste deliziose e croccanti palline di proteine vegetali fritte, in Egitto conosciute come “ta’amiya”. L’Israele ha una canzone per celebrare la sua “storia d’amore” con i falafel, intitolata “And We Have Falafel”.

Nel corso del tempo, in tutto il mondo sono state introdotte farciture più eterogenee, dai crauti tedeschi alla melanzana fritta irachena alla salsa al mango indiana alla salsa piccante dello Yemen. Persino le variazioni più nuove come il falafel rosso – preparato con peperoni arrostiti, pomodori e yogurt speziato – o il falafel arancione – preparato con patate dolci, cavolo, miele, tahina – conservano la formula di base di legumi conditi e fritti nell’olio. Il falafel più grande del mondo, dal peso di 74,8Kg che raggiungeva l’altezza di 152cm, è stato fritto per 25 minuti nel Landmark Hotel di Amman, in Giordania.