I gatti. O li ami o li odi. C’è chi li trova assolutamente adorabili e chi non vuole vederli neanche in fotografia. Ora, un nuovo documentario di Jean-Pierre Courbatze, intitolato “Le chat, ce tueur si mignon” (“Il gatto, un assassino così carino”), mostra la vera natura di questo animale: un pericoloso “serial killer”.
Adorabile come un peluche ma anche temibile cacciatore, il gatto mette in pericolo la sopravvivenza di numerose specie. Presente in tutto il mondo, nonostante millenni di domesticazione, il gatto ha conservato i suoi istinti di predatore. Solo negli Stati Uniti, si stima che i gatti causano ogni anno la morte di oltre 1,5 miliardi di uccelli e di 7 miliardi di piccoli mammiferi. Un flagello per la fauna di ecosistemi fragili, come la Nuova Caledonia e l’Australia. Nel documentario, disponibile su Arte fino al 3 luglio, vengono illustrate le loro impressionanti abilità e le loro capacità di cacciatori.
Grandissima agilità, udito potentissimo, artigli affilati e retrattili, per non parlare della capacità di vedere di notte. Il gatto, infatti, è nittalopo, ha cioè una buona capacità visiva nelle ore notturne. Il problema è che il gatto è diventato una minaccia per alcune specie in via d’estinzione in tutto il mondo. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha classificato il gatto tra le specie più aggressive e nocive. Questa minaccia deriva soprattutto dai gatti randagi, ossia dei gatti domestici tornati allo stato selvaggio.
Lo sanno bene in Nuova Caledonia, arcipelago francese del Pacifico che ospita una biodiversità tra le più ricche del pianeta, con alcune specie endemiche che è possibile trovare solo in questa zona. È il caso di alcune lucertole, per esempio: se saranno tutte divorate dai gatti, rischiano di sparire per sempre. I gatti della Nuova Caledonia attaccano anche i pipistrelli e i pesci. È impressionante vederli arpionare le loro prede affondando gli artigli nel mare in un colpo secco, come un orso in riva ad un fiume. Non migliora le cose il fatto che i gatti non sono dei buongustai, vale a dire che non hanno molte papille gustative. Questo significa che attaccano tutto ciò che promette una razione di proteine. E il loro istinto di cacciatori li spinge ad attaccare una preda anche quando non hanno fame.

Il documentario ci porta anche in Australia. In questo Paese, la proliferazione dei gatti randagi è un flagello che le autorità stanno trattando molto seriamente. Soprattutto perché i gatti attaccano il ratto-canguro, un marsupiale la cui popolazione è in declino. Al centro del Paese, è stata creta una zona senza predatori grazie ad un’immensa recinzione.
Ma non basta proteggere le prede, bisogna anche insegnar loro a difendersi. I biologi allora catturano dei gatti selvaggi per introdurli, poco a poco, nella riserva. L’idea è quella di migliorare le strategie di fuga dei marsupiali e di renderli più diffidenti e sospettosi, come a voler stabilire un rapporto di forza tra il cacciatore e la sua preda. Una cosa è certa: dopo aver guardato questo documentario, non vedrete più i gatti allo stesso modo.


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