2 giugno, Festa della Repubblica Italiana: come venne accolta nel 1946 e cosa accade oggi, tra polemiche e commedie all’italiana

Era il 2 giugno 1946 quando l'Italia tornò a votare dopo oltre 20 anni di dittatura: Buona Festa della Repubblica

MeteoWeb

Era il 2 giugno 1946 quando l’Italia, uscita da solo un anno dalla Seconda Guerra Mondiale, ‘zoppa’, stanca e tutta da ricostruire, tornò a votare dopo oltre 20 anni di dittatura fascista e dopo una dura e logorante battaglia per eleggere l’Assemblea Costituente e per scegliere la forma del governo del Paese tra monarchia e repubblica. Il voto, oltre a cambiare forma di governo, mise la parole fine sul regno dei Savoia, la famiglia reale che aveva guidato il Regno d’Italia fin dalla sua istituzione, nel 1861. Il giorno successivo al voto, i giornali pubblicarrono prime pagine entrate a pieno titolo – è proprio il caso di dirlo – e con tutti gli onori, negli annali della Storia.

Era un momento apicale per il nostro Paese e i giornalisti fremevano. La Voce Repubblicana, organo del Partito Repubblicano Italiano vide la realizzazione del suo progetto politico-istituzionale, e aprì con un titolo emblematico: “Il popolo italiano ha scelto: Repubblica”. Più entusiasta fu L’Unità, organo del Partito Comunista Italiano: “W la Repubblica, W l’Italia“, e nell’occhiello un allegorico “è caduto lo stemma sabaudo“, in riferimento al cambio di bandiera dell’Italia, dalla quale venne eliminato il simbolo dei Savoia tolto dal centro del Tricolore. Anche la testata L’Italia libera, legata al Partito d’Azione, non nascose il proprio entusiasmo aprendo con “La Repubblica Italiana è nata“, con queste ultime due parole sottolineate in evidenza. Di tutt’altro umore i redattori de Il Giornale d’Italia, testata conservatrice legata al mondo monarchico, che aprì con “Il re in volo verso Madrid“, con nell’occhiello “Ammainata bandiera al Quirinale“.

E oggi che succede? Oggi, ovviamente, è polemica e scontro. Tra ministri che non saranno presenti alla consueta parata, altri che ci saranno ma non vorrebbero esserci, altri ancora che non sono stati invitati, è la solita ‘commediola’ confusa all’italiana, tanto da dover richiedere l’intervento dello Stato Maggiore della Difesa. Lo Stato Maggiore della Difesa si dissocia da ogni polemica o presa di posizione personale che possa minare la coesione politico-istituzionale necessaria per il regolare svolgimento dei compiti propri delle Forze Armate“. E’ quanto scrive in una nota lo Stato maggiore, in merito alle polemiche sulla parata militare del 2 giugno, con alcuni illustri ex generali che hanno annunciato il forfait in polemica con il governo. “Da 73 anni – scrive lo Stato maggiore – il 2 giugno testimonia la scelta di democrazia e libertà che fecero gli italiani. Le Forze Armate sono preposte a salvaguardare quella scelta e interpretano il proprio ruolo nel pieno mandato costituzionale. Il 2 giugno deve essere un giorno di festa. Anche quest’anno la rivista, con il tema dell’inclusione scelto dal Ministro della Difesa, vuole testimoniare come questa giornata rappresenti la festa di tutti, militari e civili che fanno parte delle componenti attive dello Stato, accomunati dagli stessi intenti e valori“.

E’ banale per molti ormai, eppure la parata del 2 giugno riesce ad emozionare sempre e ancora. Valori vecchi, che sembrano noiosi e quasi inesistenti oggi, che sembrano retorica e invece dovrebbero essere concretezza. Ma quanto è bello sapere che, se vogliamo, qualcosa in cui credere ancora c’è? Quanto è bello ricordare che prima di essere di idee opposte, di fazioni politiche avverse, di opinioni differenti, siamo innanzitutto italiani?  E anche se non siamo i più grandi, non siamo i più forti, non siamo i più organizzati o i più ricchi, siamo pur sempre italiani.

La festa della Repubblica dovrebbe essere un motivo in più per ricordare chi siamo e con quanta fatica siamo arrivati qui, anche se questo “qui” può non piacere. Perché non è vero che si stava meglio quando si stava peggio: quando si stava peggio si stava peggio e basta. Oggi, checché se ne dica, siamo liberi e tanto basta.  Buona festa della Repubblica.