“L’artrite reumatoide, pur non essendo ancora curabile, oggi è una malattia potenzialmente gestibile. Dal trattamento dei sintomi siamo passati a perseguire la remissione clinica e quindi la prevenzione della disabilità. Oggi riusciamo a raggiungere la remissione nel 50-60% dei pazienti, ma il segreto rimane quello di riuscire a diagnosticare la malattia il prima possibile: la remissione è possibile nel giro di un anno, se il paziente arriva da noi entro un anno dai primi sintomi“. A spiegarlo è Louis Bessette dell’Université Laval (Quebec, Canada), a Madrid nel corso di una tavola rotonda con i media organizzata da AbbVie in occasione del Congresso europeo di reumatologia (Eular 2019).
Il numero dei pazienti che raggiungono l’obiettivo della remissione dell’artrite reumatoide sta aumentando, ma ancora uno su 3 alterna ricadute e remissione, nonostante le terapie. E nei pazienti che non vengono trattati entro 2 anni dai primi sintomi, i tassi di remissione sono fra il 10% e il 33%. La diagnosi precoce e le giuste terapie sono dunque strumenti essenziali per questi malati.
“Questo – ha aggiunto l’esperto – significa migliorare la qualità di vita delle persone e ridurre anche gli altissimi costi economici che questa malattia comporta fra giorni di lavoro persi, uso di risorse sanitarie, rischio di ansia e depressione: secondo un’analisi di oltre 4.500 pazienti anziani con artrite reumatoide, fra coloro che hanno raggiunto la remissione si notano tassi significativamente inferiori di ricovero, visite al pronto soccorso e altri interventi medici correlati, con una differenza nei costi, fra chi ha ancora una malattia di moderata entità e chi ha raggiunto la remissione, di circa 6.500 dollari l’anno“.
Remissione significa un efficace controllo della malattia e una riduzione dei sintomi con o senza terapie addizionali. La remissione sostenuta viene definita come durevole per almeno 6 mesi. L’American College of Rheumatology e l’European League Against Rheumatism hanno sviluppato alcuni criteri per la definizione della remissione: una o nessuna articolazione infiammata e dolorante; la valutazione dell’attività della malattia da parte del paziente pari a 1 o meno, in una scala da 0 a 10; analisi del sangue che mostrino l’assenza di livelli aumentati di proteina C-reattiva, marker chiave di infiammazione.
“Credo che in futuro la remissione dell’artrite reumatoide sia un obiettivo possibile per molti pazienti – ha detto Aileen Pangan, Executive Medical Director, Immunology Clinical Development AbbVie – grazie alla diagnosi precoce, le terapie disponibili e quelle in arrivo. Questo consentirà di aumentare la produttività lavorativa dei pazienti e la loro qualità di vita. Il nostro obiettivo è andare ancora di più nel profondo della conoscenza scientifica, aumentando la precisione dell’immunomodulazione e pensando anche alla possibilità di una combinazione di terapie per raggiungere l’obiettivo della remissione”.
“Quando ho iniziato la prima terapia biologica e mi sono sentita di nuovo normale, quasi come ero prima della diagnosi – ha raccontato Teresa Shakespeare-Smith, coordinatore della National Rheumatoid Arthritis Society – è stato un vero miracolo. Ma poi i sintomi sono tornati, non riuscivo a vestirmi da sola, a stringere la mano di mio marito. Finalmente ho raggiunto la remissione e sono stata bene per qualche anno. Poi è arrivata la menopausa e il mio organismo è cambiato, la malattia si è ripresentata. Ora sono in terapia con un altro farmaco biologico da circa 12 settimane e sto di nuovo bene“.
Medicina, artrite reumatoide: il 60% dei pazienti in remissione con cure precoci ed efficaci
Il numero dei pazienti che raggiungono l'obiettivo della remissione dell'artrite reumatoide sta aumentando


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