“E’ triste che oggi si disprezzi e si insulti: solo il bene genera bene”, le parole del Papa che fanno riflettere

"Al giorno d'oggi più si grida e si insulta e più si ha consenso, ma non dobbiamo lasciarci contagiare da questa arroganza"

E’ triste vedere con quanta facilità oggi si maledice, si disprezza, si insulta. Presi da troppa frenesia, non ci si contiene e si sfoga rabbia su tutto e tutti. Spesso, purtroppo, chi grida di più e più forte, e chi è più arrabbiato sembra avere ragione e raccogliere consenso. Non lasciamoci contagiare dall’arroganza“. Lo ha detto il Papa nella messa a Casal Bertone.Non lasciamoci invadere dall’amarezza“, è stato l’appello del Papa, “il popolo di Dio ama la lode, non vive di lamentele; è fatto per le benedizioni, non per le lamentazioni e le maledizioni“.

Attenzione a chi grida più forte e con più rabbia, attenzione a chi trasmette arroganza, attenzione a chi disprezza e insulta. Papa Francesco, dunque, avverte di stare attenti a non lasciarci contagiare da questi atteggiamenti, che oggi sembrano prevalenti nella nostra società. Le parole di bene generano una storia di bene – sottolinea il pontefice -. Benedire fa bene, perché è trasformare la parola in dono. Quando si benedice, non si fa qualcosa per sé, ma per gli altri. Benedire non è dire belle parole, non è usare parole di circostanza; è dire bene, dire con amore“.

Ricorda il Papa: “Quante volte anche noi siamo stati benedetti, in chiesa o nelle nostre case, quante volte abbiamo ricevuto parole che ci hanno fatto bene, o un segno di croce sulla fronte. Siamo diventati benedetti il giorno del Battesimo e alla fine di ogni Messa veniamo benedetti. L’Eucaristia è una scuola di benedizione. Dio dice bene di noi, suoi figli amati, e così ci incoraggia ad andare avanti. E noi benediciamo Dio nelle nostre assemblee, ritrovando il gusto della lode, che libera e guarisce il cuore. Veniamo a Messa con la certezza di essere benedetti dal Signore e usciamo per benedire a nostra volta, per essere canali di bene nel mondo”.