Sport estremi: qual è il limite degli atleti “no limits”, ce lo dice la scienza

In un mondo sempre alla ricerca del limite come lo sport estremo, la scienza mette un punto fermo: il "range di ciò che è possibile per gli esseri umani"

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Alcune competizioni dall’Ironman di triathlon al Giro d’Italia mettono davvero alla prova i limiti anche degli atleti di resistenza più estremi, stiamo parlano di sport senza compressi che portano il corpo a sforzi inimmaginabili alle persone comuni. Ma esiste un limite massimo in questi sport e dove si può spingere l’asticella?

In un mondo dove mantra e spot invitano gli sportivi a superare costantemente i propri limiti – secondo alcuni solo mentali – ora la scienza mette un punto fermo. Un nuovo studio sul dispendio energetico durante alcuni degli eventi sportivi più lunghi ed estenuanti del mondo suggerisce infatti che, indipendentemente dal tipo di attività, tutti hanno lo stesso limite metabolico, ovvero il massimo livello possibile di sforzo che un essere umano può sostenere a lungo termine. I ricercatori della Duke University e dell’Università scozzese di Aberdeen, hanno scoperto che quando si tratta di attività fisiche che durano giorni, settimane e mesi, gli esseri umani possono arrivare al massimo a bruciare calorie a un tasso di 2,5 volte rispetto a quello metabolico a riposo. A prova di ciò è stato verificato che nemmeno gli ultra-maratoneti più veloci del mondo sono riusciti a superare quel limite, secondo quanto scoperto dai ricercatori.

Questo definisce il range di ciò che è possibile per gli esseri umani“, ha detto il coautore dello studio Herman Pontzer, professore associato di Antropologia evolutiva alla Duke University, in un lavoro supportato anche dalla Chinese Academy of Sciences e pubblicato su “Science Advances“.

Oltre questa soglia pari a 2,5 volte il tasso metabolico a riposo di una persona, i ricercatori hanno scoperto che il corpo inizia ad attaccare i suoi stessi tessuti per compensare il deficit calorico. Una spiegazione di questo limite potrebbe essere legato alla capacità del canale digerente di metabolizzare il cibo, hanno detto i ricercatori. In altre parole, mangiare di più non aiuterà necessariamente a passare alla storia in una di queste competizioni. “C’è un limite a quante calorie il nostro intestino può assorbire efficacemente in un giorno“, spiega Pontzer.

Inoltre il team ha misurato il consumo calorico di un gruppo di atleti che hanno corso sei maratone a settimana per 5 mesi, a partire dalla “Race Across the Usa” del 2015. Ha anche considerato altre prove di resistenza, inclusa l’ultramaratona. Ebbene analizzando il consumo calorico, hanno visto che l’organismo umano è in grado di ridurre il metabolismo fino a un limite massimo, per resistere agli sforzi prolungati. Ma non oltre.

Non solo, infatti l’analisi ha permesso ai ricercatori di scoprire che i livelli minimi registrati negli atleti di endurance sono appena più elevati del tasso metabolico delle donne in gravidanza. Una scoperta che fa riflettere sul tipo di meccanismo che entra in gioco quando si aspetta un bebè.