A 50 anni dallo sbarco sulla Luna, si lavora al ritorno: questa volta per restarci, con protagonisti nuovi e in un clima totalmente diverso

Quando mezzo secolo fa, Armstrong mise piede sulla Luna, la corsa allo spazio aveva per protagonisti USA e Unione Sovietica in una serrata competizione: ora si pianifica il ritorno in un clima totalmente diverso

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Il 20 luglio festeggeremo il 50° anniversario del primo sbarco dell’uomo sulla Luna, un’impresa rimasta nella storia che ha tenuto con il fiato sospeso tutto il mondo. Dal 20 luglio 1969, indubbiamente, è cambiato il modo di guardare al nostro unico satellite e anche l’approccio all’esplorazione spaziale. Da allora le missioni scientifiche della NASA verso la luna sono state frequenti e hanno portato un totale di 12 uomini sulla superficie lunare. L’11 dicembre 1972, il comandante della missione Apollo 17, Eugene Cernan, è stato l’ultimo uomo a lasciare la sua impronta sulla luna.

Poi solo un lunghissimo silenzio che ora si prepara ad essere rotto in questa nuova corsa alla luna che vede protagonisti diversi rispetto a 50 anni fa. Mezzo secolo fa, erano Stati Uniti e Unione Sovietica a contendersi l’approdo sul satellite. Il 4 ottobre 1957 nasceva il primo satellite artificiale, il sovietico Sputnik, e il 3 novembre 1957 lo Sputnik 2 aveva portato nello spazio il primo essere vivente, la cagnetta Laika, mentre il 12 aprile ci è andato il primo uomo, Yuri Gagarin. Poco più di un mese dopo, sarebbe arrivato l’annuncio del programma Apollo, che si sarebbe rivelato un grande successo.

Superluna
AFP/LaPresse

Oggi la situazione è profondamente cambiata. Stati Uniti e Russia collaborano nella costruzione e nella gestione della più grande struttura mai costruita fra le stelle, la Stazione Spaziale Internazionale, insieme alle agenzie spaziali di Europa, Canada e Giappone. Con la fine dell’epoca dello Space Shuttle, che tra il 1981 e il 2011 aveva assicurato i voli degli astronauti americani ed europei, la Russia attualmente è l’unico Paese in grado di portare uomini in orbita con il suo lanciatore Soyuz. Non c’è più neanche la competizione di 50 anni fa, che ha invece lasciato spazio alla diplomazia spaziale, sottolineata dalla volontà degli Stati Uniti di portare di nuovo l’uomo sulla luna entro il 2024 ma non da soli, annunciando già di voler unire le forze con il Giappone.

Nel frattempo, però, sono emersi altri concorrenti nella corsa alla luna. La Cina sta costruendo una sua stazione spaziale e mostra un grande interesse per la Luna, della quale dal 3 gennaio 2019 sta esplorando il lato nascosto con la sonda Chang’e 4. Interessati al nostro satellite anche India e Israele. Ora scendono in campo anche i privati, come SpaceX di Elon Musk, Sierra Nevada, Boeing, Lockheed Martin, Orbital-ATK e Blue Origin di Jeff Bezos, che ha recentemente presentato il lander lunare ‘Blue Moon’.

Altra importante e sostanziale differenza rispetto a mezzo secolo fa è che ora si va sulla luna per restarci e già nei laboratori della Nasa e in quelli dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), si studiano tecnologie capaci di difendere l’uomo dai pericoli delle radiazioni e per costruire gli alloggi che li ospiteranno, molto probabilmente stampati in 3D utilizzando come ‘inchiostro’ il suolo lunare.