L’Alzheimer può essere una forma di diabete: attenzione agli zuccheri

La dieta chetogenica non è solo l'ideale per chi vuole perdere peso, ma è anche un modo per contrastare diabete e malattie come l'Alzheimer

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Diminuire gli zuccheri assunti quotidianamente non è solo un toccasana per la forma fisica e la linea, ma lo è anche per la mente. A mettere in guardia dal consumo dei carboidrati è il dottor Vincenzo Liguori, biologo e nutrizionista, che riporta i risultati di una ricerca condotta negli USA. Si tratta di uno studio di un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine, di Baltimora, nel Maryland, che spiega come “quando gli anziani con decadimento cognitivo lieve hanno cambiato la loro dieta con una dieta chetogenica a basso contenuto di carboidrati, hanno avuto un miglioramento nella memoria. Si tratta di un miglioramento di modesta entità, ma nessun farmaco fino ad ora era riuscito in questo obiettivo”.

In genere il cervello utilizza il glucosio prodotto dalla scomposizione dei carboidrati come combustibile primario, e dunque è stato sempre ritenuto importante per le funzionalità cerebrali. Ora però – spiega Liguori – si è scoperto che nei soggetti con morbo di Alzheimer in fase iniziale, la capacità di metabolizzare il glucosio è difettosa e questa sostanza diventa inefficiente come fonte di energia primaria. Questo effetto è così invasivo ed evidente che alcuni studiosi definiscono l’Alzheimer come “diabete di tipo 3”. I risultati preliminari di quest’ultima ricerca hanno dimostrato che cambiando le abitudini alimentari e orientandosi verso una dieta chetogenica ricca di grassi e povera di zuccheri o amidi, il cervello e il corpo utilizzano i chetoni come fonte alternativa di energia”.

dieta chetogenicaI partecipanti allo studio, per lo più donne, sono passati dal consumare una media di 158 grammi di carboidrati al giorno, a solo 20 grammi. Ad un gruppo di controllo, invece, è stata fatta seguire una dieta mediterranea, senza limiti di carboidrati e favorendo frutta, verdura, latticini, cereali integrali e proteine ??magre. Questi ultimi hanno continuato ad assumere oltre 100 grammi di carboidrati al giorno” precisa il nutrizionista. “Alla sesta settimana di test, i ricercatori hanno riscontrato un significativo miglioramento della memoria nei soggetti che assumevano meno carboidrati e più chetoni“.

Si tratta, ovviamente, del risultato di una ricerca, e in quanto tale necessiterà di ulteriori indagini, ma ciò che è certo è che, sebbene consumare quantità minime di carboidrati sia una scelta da compiere solo dopo una serie di valutazioni e opportunità e solo sotto controllo di un nutrizionista, limitare gli zuccheri è fondamentale per il nostro organismo e, a questo punto, anche per la nostra mente“, conclude l’esperto.