In una data altamente simbolica come il 20 luglio, anniversario dell’allunaggio americano, oggi alle 18.28 ora italiana (le 21.28 in Kazakistan), l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa) Luca Parmitano e gli altri membri dell’Expedition 60/61 – l’astronauta della Nasa Drew Morgan ed il comandante Alexander Skvortsov della russa Roscosmos – partiranno dal cosmodromo di Baikonur alla volta della Stazione spaziale internazionale (Iss). La capsula Soyuz MS-13 con il suo lanciatore portera’ Parmitano nello Spazio per la missione ‘Beyond’ dell’Esa, la sua seconda missione di lunga durata sulla Iss, dopo ‘Volare’ dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), che nel 2013 lo tenne in orbita per 166 giorni. Il termine ‘Beyond’ (Oltre in italiano) e’ stato scelto da Parmitano per indicare il desiderio di esplorare l’universo, di guardare ben oltre il nostro pianeta e di ampliare le nostre conoscenze. Per Skvortsov si tratta della terza missione nello spazio, la prima, invece, per Morgan. Dopo sei ore di volo, l’equipaggio della Expediton 60/61 arrivera’ alla Iss. L’attracco della Soyuz e’ previsto intorno alle 3.50 ora locale (le 00.50 in Italia) e dopo due ore avverra’ l’apertura del portello e l’ingresso nella Stazione, dove i tre astronauti saranno accolti dai colleghi gia’ a bordo – Christina Koch, Nick Hague della Nasa e Alexy Ochivin di Roscosmos – dando inizio alla Spedizione 60.
Soyuz, la navetta spaziale che collega la Terra all’Iss

Quattro propulsori, ognuno della lunghezza di 20 metri circa e caricato con 225 tonnellate di carburante e ossigeno liquido, forniranno la spinta al veicolo che oggi, alle 18.28 ora italiana, trasportera’ l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa) Luca Parmitano, dal cosmodromo di Baikonur alla Stazione spaziale internazionale (Iss). Per raggiungere l’orbita terrestre la Soyuz attraversa tre stadi: in ognuno di questi una diversa parte del razzo utilizza il suo carburante e viene poi sganciata per tornare sulla Terra. Dopo meno di 10 minuti di volo e a una velocita’ di circa 25.000 km/h, la navicella Soyuz MS-13 iniziera’ a orbitare intorno alla Terra e Parmitano – con gli altri membri dell’Expedition 60/61, il cosmonauta russo Alexander Skvortsov e l’astronauta della Nasa Andrew Morgan – entrera’ ufficialmente in condizioni di ‘assenza di peso’.

I razzi Soyuz vengono utilizzati da oltre mezzo secolo per lanciare in orbita veicoli spaziali con equipaggio e satelliti. La navicella – non riutilizzabile come anche i razzi – porta lo stesso nome del suo lanciatore (Soyuz significa ‘unione’ in russo) e attualmente e’ l’unico mezzo a disposizione degli astronauti per raggiungere e lasciare la Iss. Soyuz e’ anche sinonimo del piu’ lungo programma di missioni con equipaggio nella storia dell’esplorazione spaziale. Il primo volo con equipaggio a bordo risale al 23 aprile 1967, quando lo spazio era uno dei terreni sui quali Urss e Usa combattevano la Guerra Fredda. Come spiega il sito dell’Esa, ogni navicella Soyuz puo’ trasportare fino a tre astronauti ed e’ composta da tre moduli: il servizio, il modulo orbitale e quello di rientro. Il modulo orbitale e’ la parte superiore e trasporta l’equipaggiamento necessario per l’attracco alla Iss. Il modulo di servizio e’ la parte inferiore e trasporta, tra le altre cose, le apparecchiature di telecomunicazione e controllo dell’altitudine e i pannelli solari. Il modulo di discesa – il cui spazio abitabile e’ di soli 4 metri cubi – si trova al centro, ed e’ dove viaggiano gli astronauti.

E’ anche l’unica sezione che rientra nell’atmosfera, perche’ il modulo orbitale si spezza durante il rientro. Il viaggio della Soyuz verso la Iss puo’ durare sei ore o due giorni, a seconda del profilo della missione. Il viaggio di ritorno, al contrario, dura solo tre ore. Normalmente, il modulo tocca la Terra con una velocita’ inferiore a 2 metri/sec. Per raggiungere l’orbita terrestre la Soyuz attraversa tre stadi: in ognuno di questi una diversa parte del razzo utilizza il suo carburante e viene poi sganciata per tornare sulla Terra. Dopo 9 minuti di forte accelerazione, anche il terzo stadio smette di bruciare carburante e si stacca. L’attuale versione della Soyuz e’ denominata MS e corrisponde alla quarta generazione di navicelle. MS sta per ‘Modified Systems’, vale a dire ‘sistemi modificati’, con aggiornamenti tecnologici che hanno reso il mezzo piu’ leggero e moderno.
La Stazione Spaziale Internazionale, laboratorio orbitante senza frontiere
La Stazione spaziale internazionale (Iss), lanciata nel 1998 e abitata dal 2000, vede Europa, Stati Uniti, Russia, Giappone e Canada impegnati da due decenni in una delle piu’ vaste partnership nella storia della scienza. Come riporta il sito dell’Agenzia spaziale europea (Esa), la Stazione e’ una delle piu’ grandiose opere di ingegneria mai realizzate dall’uomo e dimostra che e’ possibile vivere per lunghi periodi lontano dalla Terra. I risultati relativi agli effetti dei lunghi soggiorni in orbita insegnano come gestire i rischi legati alle future missioni umane nello spazio. Costruita e mantenuta in efficienza grazie a 200 missioni spaziali, la Iss e’ abitata dal 2000. Vola a un’altitudine di circa 400 km dalla Terra e compie un’orbita intorno al pianeta ogni 90 minuti, viaggiando a una velocita’ 30 volte superiore a quella di un Jumbo jet. Appare come una stella in movimento cosi’ luminosa da essere visibile a occhio nudo da diversi punti sulla Terra. E’ piu’ grande di un appartamento di sei stanze ed e’ dotata di due bagni e di attrezzature per il fitness. E’ suddivisa in due sezioni, il segmento orbitale russo (Ros) e il segmento orbitale americano (Usos), quest ultimo condiviso da molte altre nazioni. Sulla Iss si trova Columbus, primo ed unico laboratorio europeo dedicato alla ricerca a lungo termine in assenza di peso. Il laboratorio europeo nello spazio ospita test dedicati ad un’ampia gamma di discipline scientifiche diverse tra loro, come astrobiologia, scienze solari, metallurgia e psicologia. Questo complesso modulo offre, al suo interno e al suo esterno, le condizioni di microgravita’ necessarie per svelare fenomeni che non potrebbero essere osservati sulla Terra.


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