Maltempo Taranto, ritrovata la cabina della gru crollata. Un collega dell’operaio disperso: “Lavorare su quelle gru è troppo pericoloso, non c’è sicurezza”

"Lavorare su quelle gru che sembrano dinosauri arrugginiti era ed è troppo pericoloso perché non c'è sicurezza. E l'incidente di ieri lo conferma", racconta Bruno Sante, 36 anni,

E’ stata individuata in mare questo pomeriggio la cabina della gru, precipitata ieri durante la bufera di vento e pioggia che ha investito Taranto, all’interno della quale dovrebbe trovarsi il corpo di Cosimo Mimmo Massaro, 42 anni, l’operaio dato per disperso. L’individuazione è avvenuta mediante una strumentazione tecnologica in dotazione ai vigili del fuoco che permette una osservazione a distanza. Questa sera o quasi certamente domani mattina i sommozzatori dei vigili del fuoco proveranno ad immergersi e ad avvicinarsi alla cabina per tentare di esplorarla alla ricerca del disperso. A impedirlo oggi è stata ancora la situazione di precarietà nella quale si trova l’altra gru adiacente caduta sempre nell’area del quarto sporgente del porto mercantile in concessione ad Arcelor Mittal Italia che gestisce l’impianto siderurgico ex Ilva. Le operazioni, molto delicate, vengono coordinate dalla Capitaneria di Porto di Taranto. Allo stato attuale le attività in immersione sono sospese, continuano quelle sulla superficie marina.

La testimonianza di un collega

Per dieci anni ho svolto la stessa mansione di Mimmo. Ho chiesto di cambiare reparto dopo il tornado del 2012 e la morte di Francesco. Lavorare su quelle gru che sembrano dinosauri arrugginiti era ed è troppo pericoloso perché non c’è sicurezza. E l’incidente ieri lo conferma“, racconta Bruno Sante, 36 anni, operaio del siderurgico di Taranto da 16 anni, parlando dell’incidente che ieri ha coinvolto Mimmo Massaro. Massaro si trovava sulla gru Dm5 quando il vento ha spezzato il braccio della gru e lui, dopo un volo di 40 metri, è finito in mare. “Quanto accaduto ieri mi ha portato indietro nel tempo a quel maledetto tornado che nel 2012 si e’ portato via Francesco. Per tre giorni lo cercarono, io e gli altri sapevamo da subito che sarebbe stato difficile riabbracciarlo. Dopo l’incidente tornai a casa. Vennero con me due colleghi, uno di Mottola e l’altro di Laterza. Appena varcammo la soglia di ingresso mio figlio mi corse incontro per farsi promettere che avrei lasciato la gru. E cosi’ ho fatto. Con tanta difficoltà sono riuscito a farmi cambiare mansione e reparto“. Francesco Zaccaro morì perché la cabina si sfilò.