Michael Collins, l’antieroe “italiano” che è rimasto a un passo dalla Luna senza metterci piede

Michael Collins, l'astronauta che ha avuto un ruolo fondamentale nella missione Apollo 11 è nato a Roma il 31 ottobre 1930 ed è cresciuto nella nostra Capitale

Ha percorso oltre 380 mila chilometri, volato per otto giorni, tre giorni, diciotto minuti e trentacinque secondi, per vedere avvicinarsi, attraverso l’oblo’, quella “magnifica desolazione” chiamata Luna, e non toccarla. Michael Collins restera’ per sempre l’astronauta ‘italiano’ della missione Apollo 11 che, cinquant’anni fa, ando’ sulla Luna senza metterci piede. Pilota del modulo di comando, generale dell’aviazione, era nato nella notte di Halloween a Roma il 31 ottobre 1930, figlio di un funzionario americano dell’ambasciata in Italia, cresciuto al numero 16 di via Tevere, vicino a Villa Borghese. Collins entro’ nel progetto spaziale nel ’63 ma per un problema di ernia al disco rischio’ di non far parte della storia. Dopo aver saltato la missione Apollo 8, stava per rinunciare, quando l’intervento chirurgico risolse il problema e lui venne selezionato per l’Apollo 11 assieme a Neil Armstrong e Buzz Aldrin.

Il suo compito fu quello di guidare il modulo lunare, restando in orbita mentre i due compagni avrebbero poggiato il piede sulla crosta lunare. In quegli otto giorni di missione i tre lavorarono in armonia, nonostante non ci fosse un clima di grande fratellanza. Collins defini’ Armstrong e Buldrinamichevoli sconosciuti“, con cui condividere una missione straordinaria in pochi metri. Le cene a base di hot dog, pancetta, pesche in scatola, la colazione fatta di biscotti e caffe’ caldo. Per urinare avevano un tubicino che risucchiava il liquido per poi disperderlo nello spazio, per il resto avevano un sacchetto cilindrico. Collins ammise di non aver mai stretto amicizia con Aldrin, e tantomeno con Armstrong, considerato personaggio freddo e distaccato.

Tocco’ ai suoi compagni di viaggio l’onore di essere i primi uomini a camminare sulla Luna. Collins resto’ sul modulo lunare, in orbita, per ventidue ore, mentre Armstrong e Aldrin scesero. Per mezz’ora, durante il giro lungo l’orbita che porto’ il modulo sul lato oscuro del satellite, l’astronauta “italiano” divenne l’uomo piu’ solo dell’universo: non poteva comunicare ne’ con i compagni ne’ con Houston. Collins dovette “accontentarsi” della testimonianza degli altri due. Armstrong racconto’ la strana sensazione della polvere lunare sollevata con il piede come “sabbia fine“, Aldrin parlo’ di “magnifica desolazione“. Collins ascolto’ in silenzio.

Una volta tornato sulla terra, l’astronauta che aveva sfiorato la Luna divenne l’icona degli eroi silenziosi, rimasti in seconda fila. A lui dedicarono documentari, e canzoni, come i Jethro Tull e la band di indie pop The Boy Least Likely To. Il cantante folk americano John Craigie, nel 2017, ha scritto “Michael Collins”, canzone che fotografa la sua storia: “Quei due ragazzi danzano sulla Luna e nessuna parlera’ di me, ma io aspetto con pazienza di portarli a casa sani e salvi“. Una storia fatta anche della consapevolezza che, senza di lui, Armstrong e Aldrin non avrebbero mai messo piede sulla Luna. Cinquant’anni dopo, Collins continua a girare l’America, celebrato per il suo “sacrificio”: a quasi 89 anni, vive in Florida, e’ un avido lettore e si tiene in forma con la ginnastica. Di recente e’ stato protagonista di un altro lancio, diverso da quello del ’69: ha tirato la pallina da baseball all’inaugurazione di una partita dei Red Sox di Boston. Tutto il pubblico, in piedi, gli ha tributato un lungo applauso.