La malattia di Mihajlovic sulle orme di Vialli, Acerbi, Armstrong, Abidal: quanti precedenti nel mondo dello sport [FOTO]

La malattia di Mihajlovic: il tecnico del Bologna ha annunciato in una conferenza stampa di avere la leucemia

  • Foto di Filippo Rubin / Lapresse
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Giocano, perdono o vincono, sono famosi per questo. Poi, all’improvviso, si trovano a fare i conti con la malattia. E allora la affrontano come fosse un avversario, con coraggio. Prima di Sinisa Mihajlovic era capitato a Lance Armstrong e Erik Abidal, tra gli altri. o a Gianluca Vialli tra gli ultimi: forti in gara, ancora piu’ forti nell’affrontare il dolore e nello sconfiggerlo. Di piu’, Mihajlovic ci ha messo oggi un coraggio da guerriero, guardando in faccia la sua, di malattia, e annunciando in prima persona come nessuno mai prima: “Ho la leucemia: ho pianto, ma la battero‘”.

Non eroi per caso, ma campionissimi di ogni disciplina, che hanno avuto il coraggio di rendere pubblico il male che li affliggeva: come nel caso di Erik Abidal, ex difensore francese del Barcellona e oggi dirigente del club blaugrana. Fu lui stesso , ma con un comunicato col Barcellona, ad annunciare che si sarebbe fermato per operarsi di un tumore al fegato. Dopo due mesi torno’ in campo e contribui’ alla conquista della Champions con Guardiola. Gianluca Vialli invece il suo annuncio lo ha fatto con un’intervista, ma dopo aver lottato e sconfitto quasi definitivamente il male. Sono tanti i mostri sacri dello sport passati dalla fama alle lacrime e spesso a un’altra vittoria di tipo diverso. Oggi il caso di Zidane, in fuga misteriosa dal ritiro canadese, ha tenuto a lungo col fiato sospeso i tifosi Real e poi si e’ svelato come lutto familiare. Ma spesso l’incrocio col destino e’ personale.

La pallavolista azzurra Eleonora Lo Bianco sconfisse in tempi-record un tumore al seno, che l’aveva allontanata dai campi all’inizio della stagione 2010/11. L’olimpionica del nuoto Inge Dekker venne operata con successo di un cancro cervicale. A Lance Armstrong venne diagnosticato al Tour de France un tumore ai testicoli e, dopo essere stato operato, vinse la Grande bloucle per sette volte, prima di vedersi cancellare i successi per doping. Anche Ivan Basso lascio’ il Tour per un tumore ai testicoli. Gianluca Vialli Oggi ad annunciare la malattia e’ stato l’allenatore del Bologna, simbolo della tenacia e della lotta a viso aperto sin da quando ventitreene scappo’ dalla guerra’ nell’ex Jugoslavia e venne in Italia.

Mihajlovic non e’ mai stato solo un giocatore o un tecnico, ma un concentrato di storie, racconti e aneddoti. Se si volesse assimilarli tutti, si rimarrebbe sospesi fra politica, religione, guerra e calcio. Per Churchill, i Balcani “producono molta piu’ storia di quanta ne possono consumare” e in effetti la metafora calza a pennello sul personaggio Mihajlovic, nato a Vukovar da un serbo e una croata e, dopo avere vinto tutto con la Stella Rossa Belgrado, trasferito in Italia. Prima, pero’, ‘Miha’ ha dovuto affrontare i venti di guerra che spazzavano l’ex Jugoslavia. In una partita di coppa contro i croati dell’Hajduk Spalato, si rese protagonista di una vera e propria “lotta” che ebbe poco a che fare con il calcio, con il Capitano avversario Igor Stimac, colpevole di aver augurato al serbo l’uccisione di tutta la sua famiglia. “Rivivrei tutto allo stesso modo, anche gli sbagli” ha sempre ripetuto Sinisa. La sua famiglia venne salvata per intercessione del comandante Arkan, ex ultrà della Stella Rossa, e il nome del criminale di guerra comparve anni dopo, alla sua morte, su uno striscione nella curva della Lazio (“Onore alla tigre Arkan“).

Mihajlovic nel 1992 era sbarcato in Italia, nella Roma, e dopo 4 anni di Samp si era trasferito nella Capitale in biancoazzurro, per vincere lo scudetto 2000. Il suo segno distintivo sono le punizioni dalla lunga distanza, ma anche prese di posizioni forti e polemiche: l’accusa di Vieira di avergli dato del ‘negro di merda’, la controdenuncia di essere apostrofato spesso come ‘zingaro’, e poi quella presa di posizione pubblica pro Belgrado e contro l’intervento Nato in Kosovo. Nel frattempo c’e’ il trasferimento all’Inter, per continuare a vincere con l’amico Roberto Mancini, del quale – appese le scarpe al chiodo – diventera’ vice.

Da allenatore Sinisa ha poi guidato una prima volta il Bologna, quindi Catania, Fiorentina, Nazionale serba, Sampdoria, Milan, Torino, una breve parentesi allo Sporting Lisbona, prima di ritornare a Bologna, dove oggi ha guardato tutti in faccia: stavolta non per il calcio, ma per riprendersi la sua vita la malattia. Francesco Acerbi della Lazio, cui venne diagnosticato un tumore ai testicoli, tutt’ora e’ uno dei pilastri della Lazio e della Nazionale azzurra. Il Barcellona ha pagato un conto salatissimo alla malattia perche’, nello stesso periodo in cui fu reso noto il male di Abidal, venne che il vice allenatore di allora, Tito Vilanova, aveva contratto un tumore alla ghiandola parotide. Dopo varie ricadute, il tecnico non riusci’ a sconfiggere il male, perdendo la vita il 25 aprile 2014. Altri, non pochi, invece, hanno vinto.