Tutto ciò che facciamo per tutelare la nostra privacy online è inutile: una recente ricerca lo dimostra

La nostra privacy su internet e sui social non è mai al sicuro: un gruppo di ricercatori ne ha la certezza

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Tutte le attuali misure volte a proteggere la nostra privacy online sono insufficienti: bastano infatti pochissimi elementi, come data di nascita, codice postale, genere e numero di figli, per identificare una persona con un elevato margine di certezza. Lo dimostrano sulla rivista Nature Communications i ricercatori dell’Imperial college di Londra, guidati da Yves-Alexandre de Montjoye. Nel loro studio hanno presentato un metodo grazie al quale è possibile calcolare se una persona può essere re-identificata da un insieme di dati anonimi e incompleti. Servono solo pochi dati, come sesso, numero di figli, codice postale e data di nascita, per re-identificare una persona con certezza, anche se l’insieme di dati è incompleto.

La probabilità di identificarli in fretta aumenta all’aumentare del numero di dati noti. Ad esempio il 99.98% degli abitanti del Massachusetts potrebbe essere identificato sulla base di 15 attributi demografici. Rilasciare quindi solo un campione o un gruppo di dati parziali non è sufficiente a proteggere la privacy di ognuno. Gli attuali metodi di condivisione dati e anonimizzazione sono dunque inadeguati a proteggere la privacy individuale o soddisfare i requisiti previsti dalle leggi sulla protezione dei dati. E la spiegazione è semplice: l’Intelligenza artificiale e i dati scientifici, che promettono di rivoluzionare molti aspetti delle nostre vite, dipendono dalla raccolta su larga scala di dati individuali, dettagliati e condivisi.