Il 20 luglio ricorre il 50° anniversario del primo sbarco sulla luna con la missione Apollo 11, entrata di diritto nella storia come la missione che ha portato il primo uomo a mettere piede su un mondo diverso dalla Terra. Da allora è cambiato il nostro modo di guardare al satellite e anche l’approccio all’esplorazione spaziale. Protagonisti indiscussi dell’impresa gli Stati Uniti, che con la NASA avrebbero portato poi complessivamente 12 uomini a calpestare il suolo lunare. Ma quando Neil Armstrong mise per la prima volta piede sulla luna il 20 luglio del 1969, c’era anche un po’ di Italia a guidarlo, in particolare un po’ di Sud Italia. Tra gli ingegneri della NASA, infatti, vi era un italiano, Filippo Pagano, originario di Terrasini, a 30km da Palermo. Il suo compito era quello di disegnare i moduli lunari, ossia il lander della navicella spaziale, riparare i guasti riscontrati durante le simulazioni di volo, preparare tabelle per fronteggiare le emergenze e spiegare agli astronauti come pilotare il lander.
La sua storia è quella di un emigrato siciliano che da semplice operaio della Crysler entrò a far parte dell’agenzia spaziale americana e conseguentemente della più grande impresa spaziale finora realizzata dall’uomo. Nel 1954, all’età di 26 anni, sposa una donna di Balestrate e poco dopo decidono di emigrare negli USA. Arriva in America (prima a Detroit e poi in California, dove rimarrà per circa 50 anni), si mette a studiare, si laurea in ingegneria elettronica e poco dopo entra in una grande Compagnia, la “Rockwel International” (oggi “Boeing”) che collabora col Governo Americano nei progetti dei voli spaziali della NASA. Da allora, per 35 anni, lavorerà con i più importanti scienziati dell’agenzia spaziale americana e con i famosi astronauti delle varie missioni Apollo. Pagano partecipa direttamente ai vari progetti dello “Shuttle” e della “Stazione Spaziale”.
E quando Neil Armstrong depositò sul suolo lunare la targa con i nomi di tutti gli specialisti impegnati nella storica missione Apollo, c’era anche quello di Filippo Pagano, ingegnere di Terrasini, emigrato dall’Italia e diventato parte della missione che ha portato il primo uomo sulla luna. La NASA e il Governo degli Stati Uniti, inoltre, gli hanno riconosciuto numerosi attestati, medaglie, ricordi, cimeli. Pagano aveva anche un frammento di roccia lunare portato a terra dallo stesso Armstrong.
Parliamo purtroppo al passato perché Filippo Pagano si è spento a Los Angeles nel 2016, all’età di 88 anni, poco prima del 50° anniversario di quella incredibile impresa. Non era un uomo che amava farsi fotografare e tanto meno riprendere e non si vantava del lavoro svolto alla NASA e dei grandi traguardi raggiunti. Quando qualcuno gli diceva che era stato lui ad insegnare ad Armstrong a volare e a districarsi tra le migliaia di pulsanti a bordo del lander che lo avrebbe portato a compiere il primo passo sulla luna, rispondeva che in fondo non aveva fatto nulla di eccezionale.
Il 20 luglio del 1969 Pagano lo ricordava perfettamente. Era sicuro della navicella spaziale che aveva contribuito a costruire dopo tantissimi anni di studio. Nonostante questo, l’emozione e la paura erano altissime: la NASA stava per scrivere la storia, una storia di cui anche lui faceva parte. Quando Armstrong mise piede sulla Luna, Pagano non riuscì a trattenere le lacrime, anche se appena accennate, perché si sa, un siciliano d’altri tempi non piange mai. “Quando Neil toccò con il piede non abbiamo capito più niente: baci, abbracci, champagne. Poi ha chiamato il presidente Nixon per farci i complimenti, subito dopo il capo della Nasa. È stato il giorno più bello della mia vita. Anzi no, il giorno più bello della mia vita dopo quelli in cui sono nati i miei figli…”, ricordava.

E Filippo Pagano avrebbe continuato a far parte di tutte le imprese realizzate dalla NASA fino al 1994, anno della pensione. C’era anche quando si verificò il disastro dello Shuttle nel 1986 e nei giorni di angoscia per la missione Apollo 13, che avrebbe dovuto essere la terza ad atterrare sul suolo lunare ma che per problemi tecnici costrinse gli astronauti ad un rischioso ritorno sulla Terra.
Ma per Pagano, uomo schivo e riservato, tutti quegli anni alla NASA, tutte quelle medaglie e quei traguardi erano quasi una cosa normale. Il 15 giugno scorso, invece, proprio nell’anno del 50° anniversario della missione Apollo 11, la cittadina di Terrasini, che Pagano portava sempre nel suo cuore, gli ha dedicato un piazzale del lungomare, che ora porta il suo nome, e una targa commemorativa. Il minimo per ricordare quel piccolo uomo italiano, proveniente dalla Sicilia, che sarebbe diventato grande con la missione che ha portato il primo uomo sulla luna.


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