Il diabete infantile, di tipo I, è una patologia molto complessa che colpisce 16.000 bambini l’anno. Ad essere più colpiti sono i piccoli sardi che insieme ai finlandesi detengono questo primato mondiale. “Non è stata ancora trovata la spiegazione a questo primato condiviso da due popolazioni così lontane e differenti geneticamente”, afferma all’Adnkronos Salute Riccardo Schiaffini, responsabile di Diabetologia e patologia dell’accrescimento dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Il diabete di tipo I ha una insorgenza in bambini sino a quel momento apparentemente sani: la malattia nasce in realtà diverso tempo prima ma non dà sintomi sino al momento della sua insorgenza acuta o addirittura del coma, la cui causa può sfuggire alla diagnosi vista l’assenza di marcatori di rischio.

“Il diabete di tipo I – continua Schiaffini – è una malattia multifattoriale nella quale gli elementi ambientali, per altro non bene identificati, hanno un peso nello scatenare la malattia. Sul primato dei bimbi sardi e finlandesi ci sono solo delle ipotesi: tra quelle più accreditate c’è l’esposizione ad antigeni virali che innescano una risposta immunitaria, mentre un’altra ipotesi è che ci sia un problema nel meccanismo di regolazione immunologica dell’organismo”.
Di conseguenza dall’organismo vengono prodotti nel sangue alcuni autoanticorpi, diretti contro particelle specifiche del proprio organismo, che sono importanti indicatori di malattia o pre-malattia. Per tali motivi il diabete mellito di tipo I viene classificato tra le patologie autoimmuni.
Secondo i diabetologi “è necessario mantenere buoni livelli di glicemia poiché una glicemia elevata per lunghi periodi – la cosiddetta iperglicemia cronica- dovuta a un diabete mal controllato, può causare dei danni più o meno reversibili a carico dei piccoli vasi sanguigni, soprattutto in alcuni distretti dell’organismo, in particolare retina, rene, sistema nervoso. Vengono così a determinarsi quelle che si chiamano complicanze microvascolari del diabete di tipo I, malattie importanti che danneggiano l’occhio (retinopatia diabetica), il rene (nefropatia diabetica) e il sistema nervoso (neuropatia diabetica)”. Mantenendo un buon controllo delle glicemie e aiutando i piccoli pazienti e le loro famiglie a gestire anche autonomamente la malattia, queste complicanze possono essere prevenute, o comunque rallentate.