Esplosione in base militare russa, Greenpeace: “Radiazioni 20 volte più alte”. Paura nucleare tra i residenti, poca chiarezza dalle autorità

Nell'area di Severodvinsk, teatro di una serie di esplosioni a catena e di un grosso incendio in una base militare, sarebbe stato registrato aumento di 20 volte del livello delle radiazioni

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Nell’area di Severodvinsk, teatro di una serie di esplosioni a catena e di un grosso incendio in una base militare, stando ai dati della sezione regionale del ministero delle Emergenze russo, è stato registrato ieri un aumento di 20 volte del livello delle radiazioni. Lo denuncia Greenpeace Russia, che chiede al Rospotrebnadzor, l’autorità russa per i consumatori, di valutare queste informazioni e determinare “quali radionuclidi sono stati dispersi nell’aria e se esiste una minaccia per la salute umana”.

Nonostante le autorità continuino a dire che “tutto è tranquillo” e che i livelli “sono normali”, nelle aree limitrofe all’incidente è scattata la paura nucleare. A Severodvinsk e Arkhangelsk, i due centri abitati più grandi, nelle farmacie va a ruba lo iodio, usato per combattere gli effetti delle radiazioni. “In tanti hanno chiamato per chiedere lo iodio“, ha detto una farmacia a 29.ru, media che copre la regione di Arkhangelsk. “Ci rimane ancora dello iodio ma oggi è arrivato davvero un gran numero di persone“, sostengono da un’altra farmacia.

La scarsità d’informazioni disponibili, poi, non aiuta a calmare gli animi. Il ministero della Difesa non ha nemmeno spiegato con precisione dove sia avvenuta l’esplosione che ha ucciso due persone e ne ha ferite altre sei. Il comunicato si limitava a dire infatti che lo scoppio, provocato da un motore jet a propulsione liquida, ha avuto luogo in “un’area test”, senza specificare il luogo esatto.

esplosione fuoco

Dobbiamo capire che picco di radiazioni sia avvenuto nelle città più vicine a Severodvinsk“, ha detto Rashid Alimov, capo del programma energetico di Greenpeace Russia. “Se è stata rilasciata una quantità abbastanza grande di radionuclidi, possiamo aspettarci che i servizi norvegesi lo registrino“, ha precisato alludendo, di fatto, all’insabbiamento. A destare ulteriore sospetto il fatto che le autorità abbiano chiuso al traffico marittimo, per un mese, un’area della baia di Dvina nel Mar Bianco senza spiegare il perché.

Secondo il canale Telegram Baza, poi, le sei vittime rimaste ferite nell’incidente sarebbero state portate oggi a Mosca su due aerei e ricoverate presso il centro biofisico nazionale di Burnazyan con sintomi di “esposizione alle radiazioni“. La soffiata è stata ripresa da altri media tradizionali anche perché Baza ha diffuso un video che mostra le autoambulanze attraversare Mosca con i portelloni sigillati da teli di plastica. Secondo la testata, gli autisti indossavano le tute di protezione contro gli agenti chimici. Sarebbero poi emersi anche i nomi dei feriti, ovvero Igor Berezin, Sergey Plaksin, Alexey Perepelkin, Dmitry Abalin, Alexander Manusin e Sergey Grishin. A ricevere la dose più alta di radiazioni sarebbero stati Berezin, Plaksin e Perepelkin. Poi un altro dettaglio inquietante: tutti i vestiti dei feriti sarebbero stati bruciati immediatamente dopo il ricovero. C’è da dire che si tratta di informazioni ancora tutte da verificate ma vanno ad aggiungersi a quelle di una vicenda dai contorni sempre meno chiari.

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