“Non esiste un solo gene gay”: l’orientamento sessuale è dovuto a migliaia di varianti non modificabili

"Abbiamo dimostrato la presenza di una componente genetica molto complessa: così complessa che esclude qualunque possibilità di modifica"

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Non esiste un gene gay, semmai ne esistono diversi. Anzi, migliaia.  Andrea Ganna, ricercatore italiano del Broad Institute di Harvard, ha voluto fare delle precisioni in merito alle notizie pubblicate nei giorni scorsi. Questo perché potrebbe addirittura risultare pericoloso dire che non esiste un «gene gay», in quanto si aprirebbe la strada a quanti sostengono che solo l’ambiente condiziona l’orientamento sessuale. «Non è corretto dire che non esiste un gene gay. Semmai, il titolo esatto è: “Non esiste un solo gene gay”. Ci sono moltissime varianti, e noi ne abbiamo isolate cinque, ma sono migliaia! Il contributo genetico, nella definizione dell’omosessualità, è pari a un terzo o un quarto».

Andrea Ganna, 33enne di Varese, è stato coordinatore e principale autore della ricerca appena pubblicata su Science, con la quale sono state messe in relazione le varianti del Dna con l’omosessualità. Ganna, laureato in Statistica all’università di Milano Bicocca, Phd al Karolinska Institutet di Stoccolma, postdoc al Massachusetts General Hospital e group leader nel Laboratorio europeo di Biologia molecolare dell’Istituto di medicina molecolare finlandese, ha al suo attivi già quaranta pubblicazioni e otto premi e menzioni d’onore. Intervistato dal Corriere della Sera, il ricercatore ha spiegato che l’idea di questa ricerca è stata sua e di altri gruppi di colleghi, inglesi, olandesi e australiani. «Io in quel momento lavoravo nel Broad Institute di Mit e Harvard, negli Stati Uniti – spiega –: adesso mi sono appena trasferito ad Helsinki. Anziché competere, abbiamo deciso di creare un consorzio internazionale in cui potessimo affrontare insieme questo progetto».

La ricerca si è basata su un’enorme molte di materiale: i 470 mila Dna della banca dati britannica «Uk Biobank» e della statunitense «23andMe». «In realtà quei dati sono accessibili a tutti i ricercatori qualificati, facendo una domanda scientifica appropriata, ovunque si trovino nel mondo. Noi abbiamo deciso di sfruttarli per il nostro lavoro». La conclusione è stata che non esiste un «gene gay», ma la scoperta sembra non aver deluso gli studiosi: «Al contrario, è un bene: se ci fosse, qualcuno proverebbe a modificarlo, come dimostra il caso di He Jiankui, il ricercatore cinese che ha annunciato di aver alterato il Dna degli embrioni di sette coppie durante i trattamenti di fertilità. Abbiamo invece dimostrato la presenza di una componente genetica molto complessa: così complessa che esclude qualunque possibilità di modifica».