L’Amazzonia è ancora sotto scacco: da un lato la natura divorata dalle fiamme, dall’altro popolazioni che restano senza spazi per vivere e sostenersi. Per capire quali siano le ‘micce’ che hanno scatenato questo inferno e come si stia affrontando questa emergenza, il WWF ha raccolto la testimonianza di Jordi Surkin, direttore dell’Unità di Coordinamento Amazzonica del WWF Latino America che vive e lavora in una delle aree più colpite della foresta tropicale sudamericana, la foresta di Chikitana del territorio boliviano.
TRE ECOREGIONI COLPITE NEL CUORE
“Gli incendi stanno colpendo tre ecoregioni tra le più importanti per il pianeta, in una area compresa tra Bolivia, Brasile e Paraguay: la prima è l’Amazzonia, la foresta tropicale più estesa del pianeta, bacino idrico fondamentale che conserva il 20% dell’acqua globale e che riesce a stoccare il 25% del carbonio presente sulla terra. Questi incendi stanno liberando il carbonio nell’atmosfera aumentando così i danni dei cambiamenti climatici globali. L’Amazzonia custodisce il 10% delle specie globali con animali simbolo come il giaguaro. La seconda è il Pantanal, la zona umida più vasta del pianeta, incastonata tra Brasile, Bolivia e Paraguay. La terza area è la Chikitana forest, tra Bolivia e El Chaco. Il fuoco quindi sta minacciando aree di enorme importanza per la conservazione della biodiversità del pianeta, per la regolazione del clima e soprattutto fondamentali per la sopravvivenza di intere comunità che stanno perdendo le loro terre, la possibilità di avere cibo e ricavare guadagni, e in molti casi la loro casa. Il costo umano e sociale di questi incendi disastrosi è enorme, la gente deve saperlo. Alcuni scienziati considerano questi incendi un acceleratore del trend già in atto nella foresta verso il ‘tipping point’, ovvero, il punto di non ritorno per l’Amazzonia rispetto alla sua capacità di regolare il clima”.
LA LOTTA AL FUOCO: SIAMO SOLO A METÁ STAGIONE

UN INSIEME DI CAUSE SCATENANTI
“Le cause che scatenano questi incendi di così grande portata sono diverse, a seconda dei territori: in Brasile, ad esempio, gli incendi nascono nei territori di agricoltura estensiva, ma anche nei terreni dei piccoli agricoltori che cercano nella foresta mezzi di sostentamento in assenza di alternative valide. Alla base però c’è l’incapacità di affrontare un disastro di questa portata: si riesce a monitorare ma non a risolvere l’emergenza nel momento in cui questi incendi scoppiano. A peggiorare le cose c’è un’insufficiente conoscenza dei metodi capaci di impedire questi disastri. Il fuoco, se gestito in maniera appropriata, può essere utilizzato, ad esempio per rigenerare il terreno destinato al pascolo, ma nella maggiorparte dei casi gli allevatori usano tecniche non appropriate e la cosa sfugge di mano scatenando incendi di più vasta portata”.
UNA TRAGEDIA DAI COSTI AMBIENTALI E SOCIALI ENORMI
AIUTARE È POSSIBILE
“I cittadini possono fare molto: chiedere ai governi di prendere misure che proteggano sia la natura che gli abitanti delle foreste. I governi devono fare scelte più ambiziose, i cittadini devono diventare più consapevoli e chiedere di più. Come secondo passo, bisogna scegliere nei consumi quotidiani prodotti a ‘Zero deforestazione’, ovvero, derivati da attività sostenibili che non comportino alcuna deforestazione, soprattutto per la soia. I cittadini possono poi informarsi sul nostro sito web sul ruolo delle foreste, le cause che scatenano questi incendi, restare aggiornati. Infine, è importante l’aiuto economico per garantire cibo, medicine, vestiario, equipaggiamento per chi lotta contro il fuoco sul territorio. Abbiamo estrema urgenza di tutto questo. Siamo estremamente grati a chi ci sta supportando: stanno arrivando donazioni da scuole, comunità e questo è incredibile. Ma dobbiamo fare davvero uno sforzo globale per proteggere questo patrimonio, è importante non solo per chi vive in queste aree, ma per tutto il pianeta”.
INVESTIRE NELLA PREVENZIONE
