Incendi artici e ondate di caldo in Groenlandia, “il tempo sta scadendo”: ecco perché l’Artico sta raggiungendo un punto di non ritorno

“Non abbiamo ancora superato grandi punti di non ritorno, ma per ogni decimo di grado con cui ci avviciniamo a 1,5°C, è come se il tempo stesse scadendo", affermano gli esperti

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Molte delle regioni dell’estremo nord del mondo stanno subendo eventi meteo estremi da circa 2 mesi. I satelliti hanno rilevato pennacchi di fumo prodotti dagli incendi in Alaska e Siberia e la Groenlandia ha subito una rapida perdita di ghiaccio a causa di ondate di caldo e temperature record. Mentre l’Artico affronta gli eventi meteo estremi causati dai cambiamenti climatici, questi eventi potrebbero avere effetti a catena che accelerano gli aumenti di temperatura nel mondo, secondo scienziati ed esperti.

Non c’è un percorso in cui si possa immaginare che l’Artico inizierà a raffreddarsi di nuovo. L’aria fredda deve provenire da qualche parte, l’aria fredda non appare per magia, e deve essere spiegata da qualche parte nell’intero bilancio energetico della Terra. In questo momento, tutta la Terra si è riscaldata. Servirebbe una drastica inversione della composizione chimica dell’atmosfera”, ha avvisato Brian Brettschneider, climatologo dell’International Arctic Research Center dell’University of Alaska Fairbanks.

Credit: NASA Earth Observatory

In Alaska, 2,4 milioni di acri sono andati a fuoco nel mese di luglio. Nella Siberia, oltre 7 milioni di acri sono stati ridotti in cenere. Anche la Groenlandia si è vista colpire da diversi incendi nel mese di luglio, ma la più grande minaccia qui è un’ondata di caldo che si è diffusa dall’Europa al Paese artico, causando la perdita di 197 miliardi di ghiaccio per fusione nel solo mese di luglio. Il meteorologo Eric Holthaus dice che l’Artico sta raggiungendo un punto di non ritorno mentre le temperature globali aumentano di quasi 1,5°C sopra i livelli dell’epoca preindustriale, che l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) avvisa avrebbero conseguenze devastanti, creando eventi meteo estremi più frequenti e causando l’innalzamento del livello dei mari.

Non abbiamo ancora superato grandi punti di non ritorno, ma per ogni decimo di grado con cui ci avviciniamo a 1,5°C, è come se il tempo stesse scadendo. Ci siamo già in alcune località in cui il ghiaccio non esiste più nei tempi e nei posti in cui dovrebbe essere. Questo è effettivamente un cambiamento permanente in quelle parti dell’Artico”, ha dichiarato Holthaus a Time.

Cosa sta causando questi eventi estremi?

surriscaldamento globaleGiugno 2019 è stato il giugno più caldo mai registrato nel mondo ed è stato il prodotto dei cambiamenti climatici, secondo la NOAA. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale, citando i dati del Copernicus Earth Observation Program, dichiara che luglio è sulla buona strada per diventare il mese più caldo nella storia registrata. “Gli estremi sono una parte naturale del sistema climatico. Ma il problema che sta accedendo ora è che mentre il clima si riscalda, quella che solitamente era una temperatura calda estrema ora sta diventando più frequente”, ha dichiarato a Time Ahira Sánchez-Lugo, climatologa della NOAA. Sánchez-Lugo afferma che il mondo può aspettarsi di vedere siccità più intensa e più frequente, forti piogge in altre aree e ondate di caldo estreme mentre continuano i cambiamenti climatici.

incendio alaskaUn’ondata di caldo ha colpito anche l’Alaska, che ha registrato temperature record sia a giugno che a luglio, che hanno abbassato il contenuto di umidità delle piante, rendendole più infiammabili. Tuoni e fulmini, che si verificano naturalmente, hanno acceso circa il 95% degli incendi nelle remote aree artiche che hanno vissuto condizioni asciutte, secondo Brettschneider. “È un processo naturale quello che avvia gli incendi, ma è un ambiente caldo che rende l’incendio più grave”, ha spiegato.

Allo stesso modo, in Siberia, i fulmini hanno innescato gli incendi che hanno bruciato al punto da diffondere il fumo in Alaska e Canada. Secondo l’Associated Press, Maxim Yakovenko, capo dei servizi meteorologici della Russia, ha dichiarato in una conferenza stampa che gli incendi sono collegati ai cambiamenti climatici. Nel frattempo, l’ondata di caldo che ha causato temperature record in Europa nel mese di luglio ha colpito anche la Groenlandia. La calotta polare della Groenlandia è stata in una posizione vulnerabile e l’1 agosto ha perso 12 miliardi di tonnellate, secondo Holthaus.

Perché bisogna preoccuparsi degli incendi e della fusione della calotta polare?

Mentre divampano gli incendi e le temperature aumentano nell’Artico, il carbonio conservato per migliaia di anni viene rilasciato nell’atmosfera, accelerando potenzialmente il riscaldamento globale. “Si ottiene l’accumulo di materiale vegetale anno dopo anno dopo anno che non si decompone totalmente, e quel carbonio diventa rinchiuso in quel materiale vegetale che non si decompone pienamente. Ma mentre riscaldiamo l’ambiente, lasciamo che il processo naturale di decomposizione finisca completamente. Finiremo con decine o centinaia o migliaia di anni di decomposizione vegetale che si verifica in 1, 2 o 10 anni”, ha spiegato Brettschneider.

Questo si aggiunge alle enormi quantità di metano e infine di anidride carbonica, che vengono rilasciate nell’atmosfera, ha aggiunto l’esperto. “Pensiamo di avere un controllo sulla traiettoria del riscaldamento, ma se abbiamo questo rilascio di metano inaspettatamente grande dal permafrost, dovremo cambiare le nostre idee sulla velocità del riscaldamento”, ha spiegato.

incendi artico
Credit: NASA Goddard Space Flight Center

Inoltre, nell’immediato, il fumo degli incendi può avere effetti dannosi sulla salute delle persone. Nonostante gli incendi in Alaska e Siberia sia siano verificati in zone remote e difficili da raggiungere, che hanno contribuito ai lenti tentativi di risposta in Siberia, il fumo si è fatto strada nelle aree densamente popolate della Russia. Inalare il fumo degli incendi può avere una serie di effetti collaterali dal bruciore degli occhi fino a malattie di cuore o ai polmoni.

Credit: AP

Oltre al caldo record, gli incendi creano un’altra minaccia per la fusione della calotta polare, secondo Holthaus. Mentre gli incendi bruciano e rilasciano fumo nell’atmosfera, rilasciano anche fumonero, conosciuto anche come fuliggine. Il fumonero sta ricadendo sulla Groenlandia a causa degli incendi, rendendo la calotta polare più scura e quindi assorbendo più energia termica e sciogliendo il ghiaccio più velocemente, ha spiegato Holthaus. “Oltre forse alle barriere coralline, il ghiaccio marino artico è stato il sistema di risposta più veloce nel mondo in termini di riscaldamento. Non sappiamo ancora molto su come si comportano le calotte glaciali quando sono spinte a tali estremi come quello che stiamo facendo ora… Stiamo quasi guardando in tempo reale cosa sta succedendo e stiamo cercando di capirlo”, ha aggiunto.

Credit: AP

La fusione dei ghiacciai e delle calotte glaciali contribuisce all’innalzamento del livello del mare e anche all’aumento delle temperature mentre la superficie passa dal bianco al blu. L’acqua, infatti, assorbe calore invece di rifletterlo come farebbe il ghiaccio. “Cercare di comprendere il modo in cui si comportano i ghiacciai e le calotte glaciali è scienza estremamente consequenziale ora. È la domanda “abbiamo 50 o 250 anni prima che la calotta glaciale si sciolga?”, ha spiegato Holthaus. Se la calotta polare della Groenlandia si sciogliesse completamente, il livello globale del mare salirebbe di circa 7 metri, secondo il National Snow and Ice Data Center. “La particolarità dell’Artico è che esiste davvero un interruttore on e off. Quando il ghiaccio è andato, cambia le cose davvero in maniera drastica e questo è il processo che stiamo iniziando a vedere”, ha concluso l’esperto.