I rischi della tintarella selvaggia, dalle macchie scure alle lesioni pre-cancerose

I segni più subdoli del danno solare sono "macchie scure, cheratosi seborroica che può evolvere in lesioni pre-cancerose, discromie e rughe"

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Non solo scottature, ustioni, arrossamenti, vesciche e pelle che tira. “A settembre vediamo i segni più subdoli del danno solare, come macchie scure, cheratosi seborroica che può evolvere in lesioni pre-cancerose, discromie e rughe“. A puntare il dito contro gli effetti del troppo sole sulla pelle è il dermatologo dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata Gianluca Paganelli, che sottolinea all’Adnkronos Salute come la nostra passione per l’abbronzatura non sia condivisa in altri Paesi. “In Giappone è apprezzato un incarnato bianco, e proprio la tendenza a proteggere la pelle dal sole, evita macchie e alterazioni“, regalando alle nipponiche un incarnato senza età.
A rischiare di più sotto il sole sono le donne in gravidanza, o con problemi ormonali: il pericolo è quello di incappare nel cloasma, che regala una sorta di ‘maschera’ di macchie. “La realtà è però che tutti sottovalutano i danni a lungo termine: le lesioni da sole una volta acquisite tendono a ripresentarsi“, ammonisce Paganelli. Occhio anche “ai farmaci fotosensibilizzanti, che possono dare reazioni in caso di esposizione. Fra questi anche alcuni antibiotici. Il consiglio è chiedere al medico e, in caso, farsi indicare prodotti alternativi“. Dal lato degli interventi, “esistono peeling e prodotti sbiancanti” ad hoc, “che però vanno usati da mani esperte. Sull’iperpigmentazione si può intervenire anche con il laser, con ottimi risultati“, assicura. E non è un caso che il record di richieste di questo tipo arrivi a settembre, dopo mesi di tintarella selvaggia.
E’ bene dunque intervenire fin da subito. “La cosa più importante è la prevenzione: di anno in anno – ricorda Paganelli – sono state studiate creme sempre più efficaci e gradevoli da applicare. Oggi abbiamo ottimi schermi, semplici da usare: quindi usiamoli. Ma attenzione: dire a un paziente di usare la protezione solare rischia di ingenerare una errata percezione di sicurezza e deresponsabilizzarlo, illudendolo di potersi esporre senza problemi per tutto il tempo che vuole“.
Questo non è vero: “Bisogna invece imparare a prendere il sole senza eccessi, utilizzando tutti gli strumenti protettivi a disposizione. Non solo creme dunque – insiste il dermatologo – ma anche cappellini, occhiali e magliette protettive. Sotto l’ombrellone, inoltre, non viene filtrato il 100% dei raggi, e questo è un elemento da non dimenticare. La stessa abbronzatura è una difesa naturale dal danno del sole, dunque l’entità dell’abbronzatura è un indice di questo danno“, conclude.