A 5 anni non sanno scrivere ma hanno 500 ore di utilizzo di dispositivi tecnologici: i minori rischiano l’analfabetismo emotivo

"I genitori sono sempre più fragili, incerti, complessi. C'è un'ordinaria fragilità legata al vivere quotidiano"

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A 5 anni ancora non hanno imparato a scrivere, eppure hanno gia’ al loro attivo tra le 500 e le 600 ore di utilizzo di tecnologie digitali. Numeri che aumentano fino ad arrivare, attorno alla maggior eta’, alle 13-14 mila ore: il tempo che un musicista impiega a diventare professionista“. È l’allarme lanciato da Laura Migliorini, docente di psicologia sociale all’Universita’ di Genova, intervenuta al convegno ‘Il vento dei 20’ a La Sapienza di Roma. Evento che festeggia i vent’anni del progetto ‘Nati per Leggere’ dell’Associazione culturale pediatri.

I nativi digitali, dunque, sarebbero esposti al rischio “di analfabetismo emotivo, perche’ sappiamo – spiega l’esperta – che la mancanza di fisicita’ dell’altro toglie un importante punto di riferimento nell’apprendimento e nella comprensione delle emozioni. Sotto l’anno – conferma la studiosa – sono moltissimi i bambini che hanno gia’ familiarita’ con lo smartphone della mamma“. Viviamo in un tempo difficile, di”passioni tristi, i legami deboli, che conducono a un deserto di senso oltre che di significati“. In questo panorama sperimentiamo le trasformazioni del vivere familiare, “dall’instabilita’ coniugale e la precarieta’ dei legami al gap tra i generi nella gestione di lavoro e famiglia“.

Il progetto ‘Nati per Leggere’, che da’ la possibilita’ a molte famiglie italiane di partecipare gratuitamente ad attivita’ di lettura condivisa fin dai primi mesi di vita del bambino, ha importanti risvolti anche dal punto di vista della “genitorialita'”, spiega Migliorini. “In senso psichico” altro non e’ che “la capacita’ di tenere l’altro nella mente e trasmettersi questa concretezza in modo reciproco“. La genitorialita’ “negli ultimi vent’anni e’ cambiata molto. I genitori sono sempre piu’ fragili, incerti, complessi – spiega la psicologa sociale – C’e’ un’ordinaria fragilita’ legata appunto al vivere quotidiano“. ‘Nati per Leggere’, in questa fase, “favorisce lo sviluppo dell’interazione precoce, l’attenzione alla relazione e al legame che nasce“. La genitorialita’, quindi, da leggere sotto una duplice chiave: “come luogo o mondo interno, legato alla capacita’ di prendersi cura dell’altro. Ma anche come costruzione sociale. Nell’approccio ecologico, dove sono tante le influenze sul nostro vivere, genitorialita’ e’ anche una costruzione che mette insieme le menti della collettivita’, della storia, degli aspetti sociali e della comunita‘”. È un veicolo “a sostegno dei genitori e sappiamo bene – conclude – che quando questi sono sufficientemente sostenuti, le loro capacita’ si moltiplicano”.