Arriva il piano anti asteroidi: sono davvero pericolosi per la Terra? Scienziati provenienti da tutto il mondo hanno risposto, con un approccio scientifico ma divulgativo, a questi e a molti altri interrogativi in una serata aperta al pubblico nella suggestiva cornice dell’aula Ottagona delle Terme di Diocleziano. Un evento che fa da tappa conclusiva al congresso Esa-Nasa-Asi che, dall’11 al 13, si è svolto presso la medesima sede.
La missione congiunta si chiama ‘Asteroid impact and deflection assessment’, o AIDA. Esperti da Stati Uniti, Europa e Giappone, che lavorano al progetto AIDA, si sono riuniti per condividere i risultati delle proprie ricerche su queste missioni. L’obiettivo è quello di descrivere le capacita’ odierne utili per proteggere il nostro pianeta da eventuali impatti di asteroidi.
“È la prima missione di difesa planetaria che viene proposta agli Stati membri dell’Esa per il Consiglio dei ministri degli Stati europei di fine novembre- ha dichiarato Paolo Martino, ingegnere capo della missione Hera dell’Esa- vogliamo dimostrare per la prima volta una tecnica che si chiama ‘impattore cinetico’ in pratica cerchiamo di deviare un asteroide impattandoci contro a grandissima velocita’ con un oggetto artificiale”. Sul sito dell’Agenzia spaziale europea si legge che sarebbero 878 gli asteroidi potenzialmente pericolosi e, di questi, ne basterebbe anche solo uno piccolo per provocare “gravi danni nei centri abitati”.
“Purtroppo non possiamo escludere il pericolo– ha dichiarato Martino- perché la storia ci insegna che eventi anche con conseguenze gravi accadono con una certa regolarita'”.
Le agenzie spaziali stanno infatti lavorando a due missioni congiunte per testare una tecnica di deviazione di asteroidi all’interno dei rispettivi programmi di difesa planetaria. Nel 2021 la Nasa lancerà una sonda spaziale chiamata Dart, Double asteroid redirection test, un proiettile di circa 300 chilogrammi di massa che verra’ fatto impattare a 22mila chilometri orari contro l’asteroide Didymos l’anno successivo. L’impatto dovrebbe modificare lievemente la velocita’ dell’asteroide e di conseguenza anche la sua traiettoria orbitale. La sonda portera’ con se’ un nano-satellite cubesat dell’Asi chiamato LICIA-cube, che osservera’ l’impatto.
L’Esa a sua volta lavora alla missione Hera, parte del nuovo programma Space Safery, che raggiungerà Didymos per studiare durante diversi mesi gli effetti che Dart provochera’ sull’asteroide al fine di validare la tecnica di deviazione.

Aim si affiancherà all’asteroide per studiarlo mentre lo accompagnera’ nella sua orbita eliocentrica, nel frattempo effettuera’ una serie di osservazioni per creare un modello 3D ad alta risoluzione. Sara’ dotato anche di una telecamera termica a infrarossi e un radar ad alta frequenza per studiarne la superficie e il sottosuolo. Questa prima fase di caratterizzazione durera’ circa due mesi e sara’ condotta da una distanza tra i 10 e i 35 km. A quel punto la navicella Aim rilascera’ alcuni Cubesats e un modulo di atterraggio per ulteriori studi e per prelevare campioni da analizzare.
“Al momento pensiamo di imbarcare non uno, ma due cubesat- ha concluso Martino- sarebbero i primi utilizzati nello spazio profondo. I cubesat potrebbero prendersi maggiori rischi avvicinandosi di piu’ all’asteroide o portare strumenti tecnologicamente piu’ sperimentali”. A chiusura dell’evento Luca De Dominicis, fondatore dell’accademia italiana videogiochi, ha mostrato una simulazione video di cosa succederebbe alla citta’ di Roma se venisse colpita da un asteroide.
