Lo zucchero? Può creare dipendenza come l’alcol o la cocaina. L’avvertimento arriva da Serge Ahmed, direttore della ricerca del Cnrs francese (Centro nazionale della ricerca scientifica), convinto che l’abbondanza di prodotti molto ricchi di zuccheri aggiunti esponga i consumatori ad un vero e proprio rischio di assuefazione. In proposito – intervistato da Le Figaro – Ahmed ricorda che “sono due i tipi di dipendenza: uno da sostanza e l’altro di tipo comportamentale (ad esempio la dipendenza da videogiochi, lo shopping compulsivo, ecc). Ma in entrambi i casi – spiega – l’elemento centrale riguarda la perdita di autocontrollo, che deve essere identificata in base a una serie di criteri diagnostici.
Per esempio un desiderio impellente, irrefrenabile e ossessivo di consumare una sostanza o un consumo che supera la volontà (come per l’alcol quando una persona assicura che berrà solo due bicchieri che diventano due bottiglie). Ecco – sintetizza – per lo zucchero valgono gli stessi criteri”.

“La differenza – spiega il ricercatore – è proprio dovuta ai criteri diagnostici: più sono, più la dipendenza è pronunciata. Una dipendenza è considerata bassa quando risponde da due a tre criteri, moderata da quattro a cinque criteri e grave quando sono presenti sei o più criteri. Per lo zucchero, così come per l’alcol o il tabacco, la maggior parte delle persone colpite ha una dipendenza moderata. I nostri studi e molti altri hanno dimostrato che lo zucchero ha un potenziale di dipendenza tanto importante quanto quello delle droghe che danno più dipendenza nell’uomo – alcol, cocaina, eroina, metanfetamina, ecc. Ora è noto che il consumo cronico e prolungato di zucchero determina – come per le altre droghe – cambiamenti biologici duraturi nel cervello”.
Del resto – osserva – in natura non esiste né il ‘grasso’ né lo ‘zuccherato’. Tuttavia, questa associazione crea un potente stimolo al gusto: uno studio di neuroimaging ha appena dimostrato che lo zucchero abbinato al grasso amplifica il segnale di attivazione del circuito di ricompensa nel nostro cervello”. Da qui la dipendenza comportamentale.
