“Solo l’Amore divino conferisce le chiavi della conoscenza”
Sosteneva Arthur Rimbaud, che era fermamente convinto che l’amore fosse il centro di un sistema solare emotivo, attorno al quale ruotassero tutte le branche della conoscenza. Con la parola “amore” possiamo intendere una grande varietà di sentimenti ed atteggiamenti differenti, che possono variare da una forma più generica di affetto, sino a riferirsi ad un forte sentimento che trova sfogo in una dedizione appassionata tra due individui. Nella letteratura, gli antichi Greci avevano identificato quattro forme “primitive” di amore:

–parentale-familiare (storge)
–l’amicizia– (philia)
–il desiderio erotico ma anche romantico– (eros)
–l’amore più prettamente spirituale– agape, il quale può giungere fino all’auto-annientamento o kenosis
Per la psicologia, non è altro che un rapporto duale incentrato su uno scambio emotivo generato dal bisogno fisiologico della gratificazione sessuale e dal bisogno psicologico dello scambio affettivo. L’amore, dunque, nella sfera della materia psicologica, agirebbe come un importante facilitatore nella relazione interpersonale. Ma è in ambito scientifico che l’amore si caratterizza in maniera ancor più singolare. E’ stato evidenziato che un individuo innamorato presenta attività neuronale nelle medesime regioni de cervello che sono stimolate dalla cocaina o qualsivoglia tipo di droghe. Un esempio valido è quello del nucleus accumbens e l’area tegmentale ventrale, utili per la produzione e la distribuzione della dopamina. Un altro esempio di regione celebrale è il nucleo caudato, che, pur particolarmente primitivo, svolge un ruolo nell’interazione tra pensiero e sensazioni. La dopamina ha un ruolo centrale, in quanto neurotrasmettitore che attiva e stimola il sistema di ricompensa celebrale e viene connesso alla sfera del desiderio, della motivazione e della concentrazione.
Dunque, in questo modo, innamorati e drogati presentano un comportamento molto similare. Entrambi, infatti, oltrepasserebbero la soglia del “volere di più”. Helen Fisher, antropologa americana che insegna alla Rutgers University, nel New Jersey, si occupa delle menti degli innamorati da anni per comprendere, in ambito scientifico, i meccanismi che muovono le fila dell’amore. Con l’ausilio del suo team di ricerca, ha sottoposto a risonanza magnetica 50 “pazienti”, ognuno dei quali, recentemente, aveva cominciato o terminato una storia d’amore. Tramite la risonanza, quindi, si sarebbe evidenziato come, una delle regioni celebrali coinvolte nell’innamoramento si trovi a contatto con le regioni celebrali che regolano gli stimoli del mangiare e del bere, attività che vengono considerate all’apice dell’istinto di sopravvivenza umana.

Altro risultato interessante è che gli individui che, da poco, hanno dato avvio ad una nuova relazione amorosa, “originano” i medesimi effetti neurochimici di chi è già in una relazione destinata ad essere a lungo termine. L’unico punto di divergenza? I primi manifestano attività in regioni celebrali legate strettamente all’ansia, mentre i secondi mostrano un collegamento diretto a regioni manifestanti calma e soppressione del dolore. Le ultime differenze generate sono state tra individui di sesso opposto: il cervello maschile si attiva principalmente a causa di stimoli visivi, mentre il cervello femminile è particolarmente connesso alla memoria.
“Nella preistoria, l’uomo sceglieva una compagna assicurandosi, dal suo aspetto, che fosse in salute e di un’età appropriata, mentre la donna faceva riferimento al comportamento del suo potenziale compagno fino a quel momento, per poter scegliere, sulla base dei suoi successi e insuccessi passati, un padre adeguato per la prole futura”
Queste le parole della scienziata Fisher, che avrebbe anche specificato che esistono quattro tipi di personalità, ognuna associata a diversi “gradi” ormonali nel sangue:
–L’Esploratore-elevati livelli di dopamina-attratto dai propri simili
–Il Costruttore-prevalenza di serotonina-attratto dai propri simili
–Il Direttore-dominato dal testosterone-attratti dai propri opposti
–il Negoziatore-prevalenza di estrogeni-attratti dai propri opposti
Insomma, davvero uno studio che potrebbe far ricredere molti scettici!


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