Sanità, l’ISS: “In un anno 38 casi di batterio New Delhi in Italia”

In Italia sono stati segnalati, nel periodo gennaio 2014-agosto 2019, 53 casi di infezione da batterio New Delhi, cui 38 negli ultimi 12 mesi

In Italia sono stati segnalati, nel periodo gennaio 2014-agosto 2019, 53 casi di infezione da batterio New Delhi, cui 38 negli ultimi 12 mesi. Di questi 38 la maggior parte (30) provengono da strutture ospedaliere della regione Toscana, “il che comporta la necessita’ di elevare il livello di attenzione nel Paese”.

Lo scrive in un report l’Istituto Superiore di Sanita’ in merito ai focolai di infezione riscontrati in Toscana, dove si contano diverse morti sospettate di essere collegate al batterio. I dati della sorveglianza nazionale delle batteriemie da Enterobatteri produttori di carbapenemasi (che rappresentano il numero delle infezioni piu’ gravi causate da questi batteri) coordinata da ISS, in linea con i dati forniti dalla regione Toscana, evidenziano, a partire dal secondo semestre 2018, un aumento significativo delle batteriemie da ceppi di K. pneumoniae che producono NDM in questa regione.

Le infezioni da Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi, quali imipenem e meropenem, antibiotici cosiddetti di ultima risorsa, perche’ indicati quando gli antibiotici piu’ comuni falliscono, rappresentano gia’ da molti anni uno dei principali problemi legati alle infezioni correlate all’assistenza, ricorda l’Iss.

Queste infezioni colpiscono soprattutto persone fragili perche’ anziane o sottoposte a procedure medico-chirurgiche invasive, possono essere trasmesse da paziente a paziente, e sono di difficile trattamento perche’ resistenti alla maggior parte degli antibiotici e quindi associate ad elevata mortalita’. Molti pazienti poi, anche se non presentano i sintomi dell’infezione, sono colonizzati a livello intestinale e contribuiscono alla diffusione di questi batteri all’interno delle strutture sanitarie. Queste infezioni rappresentano un problema globale, e sono purtroppo frequenti nel nostro paese, che e’ maglia nera in Europa per dimensioni del fenomeno. La maggior parte dei ceppi di Klebsiella pneumoniae circolanti in Italia sviluppa resistenza ai carbapenemi a causa della produzione di un enzima chiamato carbapenemasi che scinde l’antibiotico, rendendolo inefficace.

Vi sono diversi tipi di carbapenemasi: il tipo piu’ comune, prodotto da piu’ del 90% dei ceppi isolati in Italia, e’ denominato KPC (Klebsiella pneumoniae carbapenemasi). Solo una minoranza di ceppi produce altri enzimi, tra i quali la carbapenemasi NDM (New Delhi metallo-betalattamasi), cosi’ chiamata perche’ scoperta per la prima volta in un paziente svedese di ritorno da Nuova Deli. Il tipo di carbapenemasi prodotta e’ rilevante per il trattamento perche’ i ceppi che producono NDM non sono sensibili ad alcune delle nuove combinazioni antibiotico-inibitore come quella ceftazidime-avibactam. Il 4 giugno l’ECDC ha pubblicato un Rapid Risk Assessment, elaborato con esperti della regione Toscana, del Ministero della Salute e dell’ISS, su questo “evento significativo”, suggerendo alcune azioni per ridurre il rischio di una diffusione dei ceppi di Klebsiella pneumoniae produttori di NDM in altre strutture sanitarie della regione e del paese nonche’ la trasmissione transfrontaliera, cioe’ verso altri paesi europei.