Da quando Greta Thunberg ha pronunciato il suo discorso sul clima alle Nazioni Unite, le critiche intorno alla 16enne svedese diventata simbolo della lotta ai cambiamenti climatici sono aumentate. Per molti, il discorso in cui parlava di “estinzione di massa”, di “gente che soffre, gente che muore” e di “interi ecosistemi che stanno collassando” è stato iconico e di grande ispirazione. Per molti altri, invece, le sue parole sono ancora una volta cadute nell’allarmismo, hanno assunto toni catastrofistici e hanno finito per alimentare quel senso di panico intorno alla questione clima. Un gruppo di 500 scienziati ha scritto una lettera all’ONU in cui riporta che “non c’è un’emergenza climatica” e che “la scienza climatica dovrebbe essere meno politicizzata, mentre le politiche climatiche dovrebbe essere più scientifiche”.

Dopo le dure parole di Vittorio Feltri (“La gente crede solo alle balle”), il giornalista Renato Farina in un articolo su Libero ha rincarato la dose sugli allarmi lanciati dalla giovane svedese, ritenuti “privi di fondamento” e dunque “balle, menzogne, cialtroneria apocalittica”. “Non è vero che la totalità della comunità scientifica sia d’accordo con Greta, anzi solo una piccola minoranza appoggia il suo estremismo francamente fanatico. Persino chi dà molto peso alle cause antropiche nelle mutazioni climatiche, si guarda bene dal mettere timbro di scienza a farneticazioni populiste, dogmatiche, oscurantiste, inossidabili al dubbio, come quelle che ci hanno invaso tutti e invasato molti”, ha scritto Farina.
Dopo aver citato la Groenlandia, (”la Terra Verde”), la glaciazione del Seicento e il buco dell’ozono, Farina ha concluso: “Vogliamo che si smonti questo palco galattico su cui viene trascinata per catechizzarci una ragazzina ignorante come una capretta, la quale è competente solo sui suoi sentimenti montati come panna acida da chi finge di volerle bene, e invece le fa marinare la scuola”.