“Gli scienziati di tutto il mondo si uniscono agli scioperi per il clima. Da Bangkok a Brisbane, i ricercatori sono tra coloro che protestano in piazza per chiedere azioni urgenti contro il surriscaldamento globale“. A riportarlo, è Nature online, che ha scelto di unirsi a oltre 250 mass media nell’iniziativa Covering Climate Now, una collaborazione tra testate di tutto il mondo, in vista del vertice sul Clima delle Nazioni Unite.
Intanto, un nuovo articolo pubblicato sulla celebre rivista scientifica illustra “i pochi progressi fatti negli ultimi anni per limitare le emissioni di gas serra“. L’infografica, realizzata dal giornalista Jeff Tollefson fa il punto, paese per paese, sull’andamento delle emissioni di CO2 a partire dall’accordo di Parigi del 2015. “I numeri dicono che le emissioni di gas serra sono in aumento. I dati mostrano un picco delle emissioni annuali del 2,1 per cento nel 2018, in parte il risultato dell’aumento della domanda di carbone in paesi in rapido sviluppo come la Cina e l’India“.
La Cina “è la più grande fonte di CO2, le sue emissioni stanno crescendo e stanno per raggiungere il picco nel 2030“. L’UE-28 è responsabile di oltre un quinto delle emissioni di CO2, ma dagli anni ’90 sono diminuite del 20% e “l’UE è attualmente sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di Parigi“. L’India contribuisce molto meno alle emissioni di gas serra su base pro capite e “nonostante il consumo di carbone stia aumentando rapidamente, il Paese sta anche diventando rapidamente un leader nelle energie rinnovabili“. Negli Stati Uniti, attualmente leader sia nelle emissioni pro capite che in quelle totali, “le emissioni sono diminuite negli ultimi dieci anni. Tuttavia, l’insistenza di Trump nel ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi potrebbe mettere fine a questa tendenza positiva“.


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