Gonfiore, bruciore, debolezza: sintomi di ulcera gastrica, gastrite o tumore?

Gonfiore dopo i pasti, dolore addominale, bruciore, diarrea, stitichezza, debolezza, stanchezza: il tumore dello stomaco, sintomi e fattori di rischio

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Nausea, sazietà precoce, sensazione di gonfiorebrucioredebolezza, digestione laboriosa, vomito, perdita di peso, presenza di sangue nelle feci e mancanza di appetito sono sintomi che non vanno trascurati: la loro presenza può essere “spia” di un’ulcera gastrica o di un’infiammazione dello stomaco (gastrite) ma anche della presenza di un eventuale tumore.

Il tumore allo stomaco, provocato da una massa di cellule in crescita incontrollata, origina, nella maggior parte dei casi, dalla mucosa, ossia nella parte più interna della parete gastrica. Si parla in questo caso di adenocarcinomi. Meno frequentemente nasce dagli strati più profondi della parete (GIST, sarcomi), dal tessuto linfatico (linfomi) e, più raramente, da cellule che producono ormoni (carcinoidi).

I sintomi di questa malattia non sono specifici, e nelle fasi iniziali della malattia, possono anche essere assenti: accade quindi che, purtroppo, i pazienti, nel momento in cui ricevono la diagnosi, spesso hanno un tumore in fase avanzata.
Il tumore gastrico ha una distribuzione geografica: l’incidenza è alta nei paesi asiatici (Giappone, Cina, Corea) e generalmente bassa nei paesi occidentali (USA, Europa).

Tumore allo stomaco, fattori di rischio

Alcuni individui presentano un rischio più alto, rispetto ad altri, di sviluppare un tumore dello stomaco. Vanno tenuti in considerazione fattori personali (età superiore ai 55 anni), sesso maschile, storia familiare (parente di primo grado affetto da tumore allo stomaco); fumo di sigaretta, dieta ricca di cibi conservati mediante essiccazione, salatura, affumicatura o in salamoia, consumo eccessivo di alcool, scarso apporto di frutta fresca e vegetali; storia clinica personale (persone che hanno subito in precedenza un intervento chirurgico allo stomaco, che soffrono di anemia perniciosa o di acloridria hanno un rischio aumentato di tumore allo stomaco); così come l’Helicobacter Pylori, che causa infiammazione e ulcera dello stomaco può aumentare il rischio di tumore. Tra gli altri fattori di rischio: obesità e condizioni ereditarie (patologie imputabili ad alterazioni genetiche ereditarie, come il carcinoma del colon ereditario non poliposico e la poliposi adenomatosa familiare).

Tumore allo stomaco: i sintomi

Tra i sintomi ricordiamo: gonfiore dello stomaco dopo i pasti, dolore addominale, nausea e vomito, pirosi (bruciore), perdita dell’appetito, diarrea e stitichezza, debolezza e stanchezza, disfagia (difficoltà nella deglutizione), sanguinamento (sangue nel vomito o nelle feci), perdita di peso immotivata, ittero (colore giallognolo degli occhi e della cute), ascite (presenza di liquido nell’addome).

Tumore allo stomaco: diagnosi e cura

La diagnosi avviene attraverso la gastroscopia, che consente di effettuare anche un prelievo di un campione del tessuto tumorale (la biopsia), la cui analisi, eseguita dall’anatomopatologo, consentirà di ottenere un buon grado di certezza.
Prima di intraprendere il cammino di cura – spiega in un approfondimento la Fondazione Veronesi (consulenza di Riccardo Rosati, primario del reparto di chirurgia gastroenterologica, del peritoneo e dei trapianti dell’ospedale San Raffaele – Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di Milano) – il paziente dovrà sottoporsi “anche ad altri esami diagnostici, tra cui la Tac, l’ecografia, la Pet, al fine di valutare l’eventuale coinvolgimento nella malattia dei linfonodi o di altri organi. Tale fase prende il nome di stadiazione di malattia.”
Oggi il trattamento del tumore dello stomaco, come per gran parte degli altri tumori, non è più affidato a un solo specialista ma ad un collegio di professionisti. Ciascun caso deve essere discusso in un setting multidisciplinare – chirurgo, oncologo, radioterapista, anatomopatologo, radiologo – per definire un percorso di diagnosi e cura personalizzato, pur all’interno delle linee guida internazionali.
La chirurgia rappresenta la tappa fondamentale nel trattamento dell’adenocarcinoma gastrico. Le due tipologie di intervento più utilizzate sono la gastroresezione (asportazione parziale dello stomaco) e la gastrectomia totale (asportazione completa dello stomaco). In entrambi i casi viene sempre associata una linfoadenectomia, cioè l’asportazione dei linfonodi regionali che drenano la porzione di stomaco colpita da tumore.
La gastroresezione viene effettuata nel caso il tumore colpisca la porzione distale dello stomaco (antro o piloro), mentre la gastrectomia viene effettuata quando sono coinvolte le porzioni più prossimali dello stomaco (corpo, fondo, giunzione esofago-gastrica). La ricostruzione della continuità del canale alimentare avviene, nel caso della gastroresezione, collegando il moncone gastrico ad una delle prime anse di intestino tenue, mentre, nel caso della gastrectomia, collegando l’esofago ad una delle prime anse di tenue.
Qualora il tumore sia in uno stadio molto avanzato il chirurgo può vedersi costretto all’asportazione di organi limitrofi eventualmente infiltrati dalla malattia, quali la milza, il pancreas, la porzione inferiore dell’esofago o il colon trasverso. Nella fase successiva all’intervento al malato vengono infusi via endovena liquidi e sali minerali per alcuni giorni fino al momento in cui sarà in grado di mangiare e bere in autonomia.
Dopo l’intervento di gastroresezione lo stomaco può contenere una quantità di cibo inferiore rispetto alla norma, e a maggior ragione dopo la gastrectomia totale, dove lo stomaco è asportato del tutto ed il cibo viene digerito nell’intestino tenue.
Viene quindi sempre consigliato di fare una dieta frazionata con pasti piccoli e frequenti, assumendo cibi a basso contenuto di zuccheri e maggiore di grassi e proteine. Generalmente però nell’arco di alcuni mesi la maggior parte dei pazienti va incontro ad un graduale adattamento, tornando a fare i tre classici pasti al giorno.
I pazienti che hanno avuto un importante calo di peso a causa del tumore, possono essere sottoposti ad una immunonutrizione perioperatoria per migliorare le loro condizioni generali. In caso di decorso non complicato, il paziente operato può tornare a casa in media 7-10 giorni dopo l’intervento. Gli importanti progressi tecnologici avvenuti negli ultimi 20 anni hanno permesso di utilizzare anche nel caso del tumore gastrico l’approccio mini-invasivo, che permette un recupero funzionale più rapido.
Attualmente l’approccio laparoscopico trova indicazione solo nei casi di tumore in fase precoce, se l’intento è resettivo, oppure a scopo diagnostico per valutare l’eventuale presenza di metastasi a distanza, non visibili con altre metodiche diagnostiche non invasive.”

Il trattamento con farmaci chemioterapici,  – assunti per bocca o iniettati per via endovenosa – mira a uccidere selettivamente le cellule cancerose. Nel caso del tumore allo stomaco, la chemioterapia può precedere l’intervento chirurgico (chemioterapia neoadiuvante) o essere somministrata dopo l’intervento chirurgico (chemioterapia adiuvante).
Nel primo caso viene praticata in presenza di tumori localmente avanzati per cercare di ridurne l’invasività e la diffusione, migliorando quindi le possibilità di asportazione chirurgica radicale, e per ridurre il rischi di recidiva post-operatoria. Nel secondo caso viene effettuata in presenza di tumori localmente avanzati per consolidare l’effetto della chirurgia e ridurre il rischio della recidiva.
Nel caso la malattia sia invece estremamente avanzata e non resecabile o con presenza di metastasi a distanza può essere effettuata una chemioterapia a scopo palliativo, il cui intento non è la guarigione ma il controllo della malattia.
Sono attualmente disponibili vari farmaci e vari protocolli terapeutici, ma fra i farmaci più utilizzati vi sono il 5-fluorouracile, l’epirubicina ed il platino. La chemioterapia può generare effetti collaterali: tra cui la nausea, il vomito, la perdita di capelli e appetito, la riduzione del numero di cellule del sangue (globuli bianchi, piastrine, globuli rossi) che possono essere controllati con farmaci specifici ma che potrebbero anche richiedere la sospensione della stessa. In casi molto limitati ed in una fase ancora sperimentale in quanto non se ne conosce il potenziale beneficio, è stata impiegata la chemioterapia ipertermica intraperitoneale.

Negli ultimi anni sono stati sviluppati anche i cosiddetti “farmaci biologici” nella cura del tumore allo stomaco. Gli anticorpi monoclonali sono in grado di colpire uno specifico bersaglio della cellula tumorale determinandone la morte.
Nel caso del tumore gastrico viene utilizzato il trastuzumab, associato alla chemioterapia classica, nei pazienti che mostrano una positività all’oncogene HER2. La scelta di questo trattamento viene assunta soltanto dopo aver accertato in laboratorio la presenza della specifica proteina sulle cellule tumorali. Il trattamento con questa categoria di farmaci trova al momento indicazione solo nel caso di tumori metastatici.
La radioterapia prevede l’impiego di radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule tumorali. Anche questa, come la chemioterapia, può essere prescritta prima dell’intervento chirurgico (radioterapia neoadiuvante) per ridurre le dimensioni del tumore o dopo (trattamento adiuvante).
Nel caso del tumore allo stomaco, questo approccio è poco utilizzato soprattutto in fase neoadiuvante; sono in corso studi per valutare l’opportunità di effettuare il trattamento durante l’intervento chirurgico (radioterapia intraoperatoria), al fine di migliorarne l’efficacia.

Tumore allo stomaco: prevenzione

Per prevenire l’insorgenza del tumore allo stomaco occorre adottare un’alimentazione sana e bilanciata, di tipo mediterraneo, con abbondante frutta e verdura e poca carne alla griglia o affumicata sembra avere un effetto protettivo. Anche l’abbandono della sigaretta può aiutare. Inoltre esiste una relazione tra l’infezione da Helicobacter pylori e il tumore dello stomaco, quindi può essere utile, in caso di sintomi e di accertata presenza del batterio, procedere a una semplice terapia antibiotica che dovrebbe essere in grado di eliminarlo.


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