Infarto: una sana abitudine può ridurre il rischio del 34%

Una sana abitudine legata allo stile di vita è in grado di ridurre notevolmente il rischio di infarto anche in caso di predisposizioni familiari

Come ridurre il rischio di infarto? Una sana abitudine potrebbe permettere di diminuirlo persino del 34%: si tratta di dormine tra le 6 e le 9 ore a notte. Dormire poco infatti non fa bene al cuore, tuttavia quello che in molti non sanno è che anche un eccesso di sonno non fa bene alla salute. Dormire troppo o troppo poco aumenta il rischio di infarto anche quando non vi sono altri fattori di rischio come fumo, obesità e sedentarietà.

Non solo: dormire un numero corretto di ore è in grado di controbilanciare persino un elevato rischio di attacco cardiaco legato a una predisposizione familiare, riducendolo notevolmente. Quanto dormire dunque? Tra le 6 e le 9 ore a notte.  Lo rivela una ricerca pubblicata sul Journal of American College of Cardiology, che conferma l’importanza del sonno in particolare per la salute cardiovascolare. Lo studio è stato condotto presso la University of Colorado a Boulder coinvolgendo quasi mezzo milione di persone.

Lo studio e gli esperimenti 

Lo studio ha previsto l’analisi delle abitudini del sonno di quasi mezzo milione di persone delle quali è stato monitorato lo stato di salute per sette anni. E’ emerso che coloro che dormivano in media meno di 6 ore a notte avevano un rischio di infarto maggiore del 20%, mentre in coloro che dormivano per oltre 9 ore a notte il rischio cresceva fino al 34%. 

dormireNon solo: chi manifestava un elevato rischio di infarto per cause familiari riduceva tale pericolo del 18% dormendo tra le 6 e le 9 ore a notte. Una notizia fondamentale che potrebbe agevolare chi è a rischio di cuore: basterebbe dormire il numero giusto di ore a notte per tenere sotto controllo il problema, associando ovviamente a tale abitudine uno stile di vita sano costituito da una corretta alimentazione e qualche allenamento.

E la genetica?

I ricercatori hanno osservato il problema anche dal punto di vista genetico: ne è emerso che chi è geneticamente predisposto a dormire meno, presenta maggiori rischi di infarto. Gli esperti hanno osservato che esistono 27 regioni del genoma che predispongono a dormire poco e suggeriscono che queste sono anche interessate nel rischio cuore, anche se con meccanismi ignoti.

“Questo studio fornisce la prova più solida finora disponibile che la durata del sonno sia un fattore chiave per la salute del cuore e mostrano che questa ‘regola’ vale per tutti”, ha concluso Celine Vetter, uno dei coordinatori del lavoro.