Lady Diana, “uccellino d’oro in gabbia”, conobbe la morte ancora prima di morire: ecco come aiutò i malati di AIDS e Lebbra

La principessa triste si occupò anche di questioni relative a determinate malattie che, all'epoca, avevano devastato buona parte della popolazione

“Volevo mostrare con una semplice azione che non vengono respinti”

Queste le parole della principessa triste, Lady Diana Spencer, nel 1996. quando visitò cliniche in Indonesia, India, Zimbaue e Nigeria, divenendo madrina della Leprosy Mission (nata per fornire assistenza ai malati di lebbra). Duchessa di Cornovaglia prima di Camilla Parker Bowles, è stata la moglie del Principe Carlo dal  29 luglio 1981 fino al 1996. Da sempre impegnata nel sociale, Lady Diana è stata definita, in un documentario intitolato “The Story of Diana“, un “uccellino in una gabbia d’oro”, per via della sua condizione di donna osannata e adorata da chiunque si affacciasse ad ammirarla nella gabbia dorata che la circondava di solitudine. Lady Diana è stata solitudine e armonia, tormento e magnificenza: una donna che ha conosciuto e rispettato la morte ancor prima di morire, nel 1997, un anno dopo il divorzio da Charles, l’uomo, all’epoca, più desiderato di Inghilterra.

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Lady Diana

Sebbene nel 1983 avesse confessato all’allora primo ministro di Terranova e Labrador, Brian Peckford:

“Trovo davvero difficile affrontare le pressioni dovute al mio ruolo di principessa di Galles, ma sto imparando come gestirle”

a partire dalla metà degli anni ottanta, Diana fu madrina di un numero sempre più grande di enti di beneficenza. In qualità di principessa di Galles, e stando al protocollo reale, era obbligata ad apparire pubblicamente in ospedali, scuole e altre strutture, prendendo parte ad innumerabili eventi per raccogliere fondi, ben 191 nel 1988 e 397 nel solo 1991. La principessa si interessò fortemente ad alcune cause tradizionalmente ignorate dal resto della Famiglia Reale, tra cui l’AIDS e la lebbra. Dunque, fu considerata una sorta di operatrice benefica, visitando malati in tutto il pianeta, partecipando a campagne per la difesa degli animali, sulla prevenzione dell’AIDS e contro l’utulizzo delle armi. Fu impegnata nel ruolo di madrina e portavoce per innumerevoli associazioni benefiche che collaboravano con i senza tetto, i giovani, i tossicodipendenti e gli anziani, e fu presidente, dal 1989, del Great Ormond Street Hospital for Children di Londra.Nel febbraio 1992, la principessa si presentò all’ospizio per i malati e i morenti di Madre Teresa a Calcutta, in India, dedicando del tempo ad ognuno dei 50 pazienti prossimi alla morte. Lady Diana dedicò del tempo alla morte di gente comune non in quanto reale, ma in quanto persona, imparando anche da Madre Teresa di Calcutta come risorgere sul piano spirituale. Una vera e propria innovazione per l’epoca, insomma, che una principessa si occupasse di questioni relative alle malattie: un tabù che Lady Diana riuscì ad abbattere.