La prossima missione della Nasa su Marte sarà quella scientificamente più avanzata e con maggiori probabilità di scoprire se il Pianeta Rosso abbia ospitato od ospiti delle forme di vita: ma l’opinione pubblica avrebbe difficoltà a gestire una eventuale risposta positiva, secondo il responsabile scientifico dell’Agenzia spaziale statunitense, Jim Green. “Sarà qualcosa di rivoluzionario, darà il via a una linea di pensiero completamente nuova, non credo che il mondo sia preparato per i risultati, anzi, non lo è” ha spiegato Green intervistato dal quotidiano britanncio The Daily Telegraph.
Il rover della Nasa che sarà lanciato nella prossima estate, sarà il primo a raccogliere dei campioni di suolo marziano da riportare sulla Terra; e se dovessero esservi rilevate delle tracce di vita, il campo dell’astrobiologia ne verrebbe sconvolto: “Quel che accadrebbe dopo è un intero nuovo sistema di domande scientifiche: sono forme di vita come la nostra? In che modo siamo imparentati?” la differenza con le missioni precedenti è che il lander sarà in grado di eseguire una trivellazione molto più profonda del suolo: la superficie marziana è infatti radioattiva ed è probabile che eventuali forme di vita siano presenti sotto la superficie – come peraltro accade anche nel nostro pianeta – tanto più se dovesse esservi anche dell’acqua.
Il “Mars 2020” dovrebbe atterrare nel cratere Jezero nel febbraio del 2021: è dotato di due telecamere ad alta risoluzione e di un drone indipendente in grado di scattare delle fotografie aeree della superficie. L’obbiettivo principale della missione è quello di cercare delle forme di vita, ma osserverà anche la produzione di ossigeno sul pianeta e le condizioni meteorologiche, per meglio valutare le possibilità di una eventuale colonia umana.


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