Spazio: tutto fa Pil, anche ridurre l’inquinamento luminoso

L’eccesso di inquinamento luminoso in Italia supera del 40% la media europea ed è il 300% di quello della Germania

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Cosa unisce l’inquinamento luminoso e la crescita del Pil? Nient’altro che le politiche virtuose per la tutela dell’ambiente.

È questo il tema affrontato nello studio Light pollution in USA and Europe: the good, the bad and the ugly, in pubblicazione sulla rivista Journal of Environmental Management; gli autori sono Fabio Falchi e Riccardo Furgoni, entrambi docenti di fisica e ricercatori dell’ISTIL, già noti per aver pubblicato nel 2016 “The New World Atlas of Artificial Nighy Sky Brighness”, ovvero l’Atlante dell’inquinamento luminoso nel mondo. I dati di flusso luminoso – riporta Global Science – sono stati ottenuti dal satellite Suomi NPP (Nasa-Noaa) utilizzando il sensore a bordo VIIRS mentre la mascheratura necessaria per l’eliminazione delle luci stabili (aurore boreali, incendi, etc) è stata ottenuta dal satellite DMSP (Dipartimento della Difesa USA).

Lo studio produce una mappatura globale sull’inquinamento luminoso avendo a riferimento due parametri: la densità di popolazione e la quantità di ricchezza del territorio. I dati fanno emergere correlazioni tra l’eccesso di illuminazione, la densità di popolazione e lo stato di benessere economico dei territori esaminati.

I vari territori e aree metropolitane esaminate attestano, ad esempio, che l’inquinamento pro capite negli Stati Uniti è maggiore rispetto a quello in Europa, seppure con differenti impatti tra stati centrali degli Stati Uniti rispetto a quelli costieri e sancisce la grande superiorità in termini di efficienza della Germania e del Regno Unito rispetto ai paesi mediterranei europei.

Le mappe permettono anche una valutazione dell’inquinamento luminoso in relazione al prodotto interno lordo invertendo la superficiale correlazione che porta a pensare a un maggiore spreco di luce laddove le disponibilità economiche abbondano. Infatti sia negli Stati Uniti che in Europa vi sono territori che pur avendo bisogno di un maggiore risparmio di risorse economiche, occupano i primi posti tra i luoghi a più alto impatto da inquinamento luminoso. Insomma l’eccesso di luce non è più una esternazione di ricchezza come poteva essere nel secolo scorso, quanto piuttosto un limite culturale in un processo di evoluzione dove il rispetto dell’ambiente e del pianeta è sinonimo di avanzamento culturale e tecnologico.

Gli USA inquinano in media il triplo dell’Europa nel flusso luminoso pro-capite. Nel nostro continente, 21 delle migliori 25 province sono di madrelingua tedesca, altre 4 sono in Danimarca, Spagna, Lituania e Romania.

Dei peggiori in classifica ben 13 sono in Portogallo e 9 in Italia. L’eccesso di inquinamento luminoso in Italia supera del 40% la media europea ed è il 300% di quello della Germania.

Lo studio sottolinea come politiche locali e nazionali mirate a ridurre l’inquinamento luminoso, hanno un’incidenza positiva sull’incremento del prodotto interno lordo delle aree che le applicano, oltre a produrre una maggiore efficienza energetica e relativo contenimento delle emissioni di carbonio.

Anche in Italia vi sono però territori virtuosi, o almeno, che spingono in quella direzione come la regione Piemonte che con legge regionale 3/2018 in materia di prevenzione e lotta all’inquinamento luminoso ha introdotto nella politica regionale una serie di limiti e di miglioramenti sostanziali, grazie anche al contributo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e della Società Astronomica Italiana (SAIt).