Salute, esperti USA: tassare le bibite in base al contenuto di zucchero

Tassare le bibite in base alla quantità di zucchero che contengono potrebbe produrre benefici per la salute e vantaggi economici

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Tassare le bibite in base alla quantità di zucchero che contengono, piuttosto che al loro volume come fanno attualmente diverse città degli Stati Uniti, potrebbe produrre benefici per la salute e vantaggi economici ancora maggiori. E’ quanto evidenzia un’analisi condotta dai ricercatori della New York University, della TH Chan School of Public Health di Harvard, della Wharton School dell’Università della Pennsylvania e dell’Università della California a Berkeley, che appare sulla rivista ‘Science’.
Sette città statunitensi attualmente “tassano con la stessa aliquota ‘al litro’ prodotti che hanno un diverso contenuto di zucchero, e dunque provocano danni di diversa entità“, scrivono gli esperti. “Questa struttura fiscale non offre ai consumatori alcun incentivo a sostituire bibite ad alto contenuto di zucchero con quelle a basso contenuto di zucchero, anche se queste ultime sono meno dannose. Il principio economico di base è che queste imposte ‘correttive’ dovrebbero essere proporzionali al danno causato“, aggiungono.
Dai calcoli eseguiti, comunque, emerge che la tassa ‘volumetrica’ ha i suoi effetti: l’imposta del 34% induce un adulto medio americano a bere 65 ml in meno di bibite al giorno, con una riduzione percentuale del 22%. Un calo nell’assunzione di zucchero che aiuta in media a perdere 2,3 chili. Un’iniziativa simile a livello nazionale ridurrebbe i tassi di obesità del 2% – con 2,1 milioni negli adulti ‘oversize’ in meno – e il numero di nuovi casi di diabete di tipo 2 del 2-3%, ovvero circa 36.000 nuovi casi all’anno. Con un guadagno economico – principalmente grazie ai risparmi sui costi dell’assistenza sanitaria – di circa 1,4 miliardi di dollari l’anno a livello nazionale.
Eppure, secondo la nuova valutazione, un’imposta sulla quantità di zucchero contenuto nei singoli prodotti produrrebbe guadagni sanitari ed economici ancora maggiori: indurrebbe gli adulti statunitensi a consumare 2,3 grammi di zucchero al giorno in meno rispetto a quelli ‘tagliati’ dall’imposta volumetrica, aiutando un cittadino medio a perdere ulteriori 300 grammi di peso.
Ancora, ridurrebbe i tassi di obesità di ulteriori 630.000 adulti e il numero di nuovi casi di diabete di tipo 2 di un altro 0,7%, ovvero circa 11.000 persone all’anno. Inoltre, il guadagno economico annuale aggiuntivo sarebbe di 400 milioni di dollari.