Il terremoto in Centro Italia fa ancora paura, gli edifici antisismici sono inadeguati e la mappa che aveva previsto tutto non viene considerata

I dati degli esperti sono chiari: l'energia dei terremoti nelle costruzioni antisismiche a Norcia e dintorni è stata sottovalutata

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Ci sono ancora le macerie del 2016 che devono essere smaltite. Ci sono ancora persone sfollate ed edifici pericolanti. Ci sono ancora scuole chiuse e interi paesi svuotati.

A tre anni dal terremoto in Centro Italia il sisma torna a far paura, con le oltre centomila scosse che sono state registrate negli ultimi tre anni, con gli eventi dei giorni scorsi e con gli esperti che da anni sostengono che la sequenza del 2016 non è ancora terminata. Eppure da allora ad oggi nulla è cambiato, o quasi. Si sono succeduti tre governi e tutti e tre hanno tentato, o almeno dichiarato di averlo fatto, di focalizzare la propria attenzione sulla situazione del Centro Italia e in particolare dei comuni colpiti quel terribile 24 agosto. Ma nulla di concreto è stato fatto, soprattutto da un punto di vista normativo.

Giuliano Panza
Il prof. Giuliano Panza

Eppure i dati degli esperti sono chiari: l’energia dei terremoti nelle costruzioni antisismiche a Norcia e dintorni è stata sottovalutata. 

I terremoti del 2016 non hanno necessariamente generato il maggior scuotimento possibile nella zona”

ha spiegato a L’Espresso il prof. Giuliano Panza, geofisico e accademico dei Lincei.

Nel 1703 l’area è stata colpita da un evento con magnitudo 6.9 conosciuto come terremoto della Valnerina. Questo fatto va tenuto ben presente nella fase di ricostruzione”

Perché gli edifici nuovi o sismicamente adeguati crollano, dunque? Semplice: perché le mappe sulla pericolosità sismica sulle quali si basano i progetti di ingegneri e architetti nel nostro Paese prendono il via da un calcolo di probabilità e non dal concetto di ‘massimo terremoto credibile‘. Il Psha, ovvero il modello probabilistico sul quale si basano i progetti di costruzione e dunque la valutazione della pericolosità di un dato territorio, viaggia dal lato completamente opposto al modello neodeterministico (Ndsha), di cui Panza è uno dei massimi esponenti al mondo e sul quale cerca di puntare nella sensibilizzazione verso il problema – perché tale è in Italia – della ricostruzione.

Come spiega ancora Panza:

 Il metodo Psha postula che in un certo luogo la probabilità annuale di occorrenza di un terremoto avente un’intensità maggiore di x non muti di anno in anno. Tale ipotesi è certamente non verificata, dato il meccanismo di accumulo progressivo di energia. Le regole per fare questi calcoli sono insomma le stesse che si userebbero per calcolare la probabilità dei numeri del lotto o quella associata al ripetuto lancio dei dadi”

vincenzo livieri/LaPresse

In sostanza, secondo questi modelli, si presuppone che un terremoto forte abbia un periodo di ritorno di centinaia di anni, ma così non è, come illustra il geofisico:

Si tratta della stessa fallacia del giocatore di dadi che attribuisce alla probabilità una memoria, là dove questa non la possiede. Non esistono prove scientifiche che i terremoti abbiano memoria. Questo ragionamento parascientifico è alla base di parecchie normative sismiche in vigore in varie parti del mondo, inclusa l’Italia. Le carte sismiche sviluppate secondo questo modello hanno sottostimato la maggior parte dei terremoti disastrosi degli ultimi anni”

E la conferma arriva dal fatto che, a partire dal terremoto dell’Aquila, tutti i grandi sismi nel nostro Paese hanno nettamente superato i valori indicati nelle mappe si stabilità.

vincenzo livieri/LaPresse

Ma non basta. Perché in Italia una carta della pericolosità sismica basata sul modello neodeterministico suggerito da Panza esiste, già dal 2000, e per ora tutti i valori riferiti a forti terremoti ivi indicati sono stati effettivamente non superati. Come conferma l’esperto:

Gli interventi fatti a Norcia dopo il terremoto del 1997, basati sulla carta Psha che è alla base della normativa, si sono rivelati tutti inadeguati in occasione dell’evento del 30 ottobre 2016. La carta che poggia sul modello neodeterministico indica invece per Norcia una pericolosità maggiore, ma non superata dall’evento dell’ottobre 2016, anche se prossima.

Quindi se la ricostruzione e l’adeguamento dopo il 1997 avessero tenuto conto di questo, verosimilmente i danni sarebbero stati di gran lunga inferiori, se non trascurabili rispetto agli attuali”

terremoto 1908 messina reggio calabriaA riprova di tutto questo basti prendere in considerazione la storia sismica della Calabria, i cui eventi catastrofici non sono altro che la prova tangibile di come i terremoti non abbiano sequenza ciclica, ma si verificano ‘a grappolo’.

Il lasso di tempo che intercorre tra due terremoti, in una certa zona, è fortemente variabile e spesso del tutto ignoto. In moltissimi casi, in mille o più anni, non si ha notizia di alcun evento sismico”

conclude il professor Panza.