Archeologia, eccezionale scoperta in Salento: due scheletri, forse padre e figlio, abbracciati in una tomba messapica [GALLERY]

La sepoltura bisoma, cioè la tumulazione di due individui all’interno della stesso spazio, rappresenta una rarità nella necropoli salentina: potrebbe trattarsi di un uomo e di un bambino di circa 5 anni

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Gli archeologi del Laboratorio di Antropologia Fisica dell’Università del Salento, coinvolti inizialmente in un’azione di recupero di resti scheletrici parecchio datati, hanno compiuto una rara scoperta a Roca Vecchia.  Scoperchiando una tomba messapica risalente al V secolo a.C, cioè a 2500 anni fa, sono emersi due scheletri fossilizzati in un abbraccio. Sembra che si tratti di un adulto (forse un uomo) e di un bambino (di circa 5 anni), probabilmente padre e figlio uniti in quello che sembrerebbe un tenero abbraccio (vedi foto della gallery scorrevole in alto, a corredo dell’articolo). La sepoltura bisoma, cioè la tumulazione di due individui all’interno della stesso spazio, rappresenta una rarità nella necropoli salentina in fase di studio. In quella parte di litorale adriatico, usata dai messapi per le sepolture, gli archeologi dell’ateneo leccese finora avevano rinvenuto solo deposizioni singole o, al massimo, collettive ma con tombe singole.

In realtà, Serena Viva, la ricercatrice che ha rinvenuto gli scheletri,  ha ridimensionato un po’ l’aria romantica che si è creata intorno a questa scoperta, dichiarando: “Non è detto che siano abbracciati, è molto difficile stabilirlo ma certamente potrebbero sembrarlo ed è certo che questi due corpi siano stati deposti simultaneamente. Al di là di questa visione romantica, però, dobbiamo capire chi fossero, perché al momento abbiamo solo delle ipotesi. (…) Ovviamente su questa tomba si può romanzare parecchio ma dobbiamo aspettare i dati scientifici: adesso completeremo l’analisi antropologica, definendo sesso, statura, età alla morte, eventuali patologie e tutto quello che riguarda questi due scheletri”.

La scoperta della tomba risale al 2008, quando furono trovate una ventina di sepolture durante le ricerche condotte dal dipartimento dei Beni culturali e dal professor Cosimo Pagliara dell’Università del Salento. Ma per ragioni tecniche, la tomba è rimasta lì oltre 11 anni. “Venne fuori a fine scavo ma il maltempo ci consigliò di rimandare il recupero degli scheletri”, spiega il professor Riccardo Guglielmino, attuale direttore delle ricerche per l’Unisalento. Ora, il laboratorio di Antropologia fisica condotto dal professor Francesco Fabbri l’ha rispolverata per completarne lo studio. Un’equipe analizzerà gli scheletri per comprendere meglio l’origine e la relazione tra i due individui. Gli studi faranno parte del volume che l’Università del Salento dedicherà al professor Pagliara, scomparso alcuni anni fa, e alle sue ricerche.

Precedenti ritrovamenti simili

Non è la prima volta che vengono trovati scheletri apparentemente abbracciati. A Pompei, tempo fa, sono stati scoperti “Gli amanti”, chiamati così proprio perché ritrovati abbracciati. Dopo gli esami, è stato scoperto che si trattava dei resti scheletrici di due uomini. Stessa scoperta per “gli amanti di Modena”, anche in quel caso due uomini. Poi ci sono gli Hasanlu Lovers, gli scheletri di due “amanti” rinvenuti in una tomba del nord-ovest dell’Iran mentre si scambiano un bacio.

I Messapi

I Messapi furono un’antica popolazione illirica che risiedeva nella Messapia (etimologicamente “terra tra due mari”), un territorio corrispondente alla Murgia meridionale e al Salento, tra le attuali province di Lecce, di Brindisi e parte della provincia di Taranto. Le prime attestazioni della civiltà messapica risalgono all’VIII secolo a.C., tra cui tombe in cui venivano sepolti i cadaveri. Dopo il 272 a.C. furono riassorbiti nei possedimenti romani.