Edifici antisismici? No. Libri? No. Internet? Sì. Ricchezza: No. Istruzione: non pervenuta.
Questa è solo una piccola parte della fotografia attuale degli studenti italiani. Iperconnessi alla rete, i giovani leggono poco o nulla al di fuori di ciò che viene loro imposto a scuola. Gli edifici scolastici sono vetusti e solo uno su cinque presenta tutti i dovuti criteri antisismici. A scattare la ‘fotografia’ dell’istruzione in Italia e dei giovani studenti è ll tempo dei bambini, il decimo “Atlante dell’infanzia a rischio” stilato di Save the Children, l’organizzazione internazionale che ha l’ambizioso obiettivo di salvare i più piccoli e garantire loro un futuro. In Italia sono oltre un milione e 260 mila i bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta e negli ultimi dieci anni sono triplicati. Di questi bambini: 563 mila vivono nel sud, 508 mila al nord e 192 mila al centro.
E la povertà economica porta con sé anche povertà educativa: c’è una dispersione scolastica preoccupante e le differenze tra Nord e Sud sono sostanziali. Ci sono Regioni, come Calabria, Sicilia e Sardegna, dove il tasso di dispersione supera il del 20%. Ma non basta, perché in tema di istruzione l’Italia è fanalino di coda. Secondo i dati dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) l’Italia spende per l’istruzione e l’università circa il 3,6% del Pil, quasi un punto e mezzo in meno rispetto alla media degli altri Paesi, pari al 5%. La spesa per l’istruzione è crollata dal 4,6% del Pil del 2009 al 4,1% del 2011 fino al minimo storico del 3,6% del 2016.
Un quadro drammatico, per il quale è quanto mai necessario correre ai ripari. Perché non basterà un crocifisso appeso in aula – che sembra essere tema più caldo di dibattito tra i nostri governanti – a salvarci dal declino culturale ed economico: servono politiche forti e mirate.


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